Attualità (6-01-2014)

EVASIONE E INGIUSTIZIA

L’evasione fiscale è uno dei fenomeni più gravi del nostro paese. E’ un malcostume che non accenna a diminuire. Quasi la metà dei cittadini che pagano l’irpef è costituita da lavoratori dipendenti e pensionati, che pagando alla fonte. Risulterebbero essere le categorie più ricche d’Italia. Ma il dato più sorprendente è che le buste paga dei dipendenti hanno superato il reddito degli imprenditori, i quali guadagnerebbero meno dei loro dipendenti!
Fanno parte della classifica tutti gli imprenditori, compresi quelli che sono falliti o sono stati fortemente penalizzati dalla crisi, ma è evidente che la denuncia degli imprenditori è assolutamente sproporzionata rispetto alla situazione reale. E’ infatti sotto gli occhi di tutti l’abissale differenza tra imprenditori e dipendenti.

E c’è un’altra anomalia nel nostro paese: i dirigenti pubblici prendono in media più di 480 mila euro l’anno, il triplo dei loro colleghi degli altri paesi. Una norma del governo Monti ha ridotto lo stipendio dei dirigenti a non più di 302 mila euro, ma la somma è ancora molto rilevante, anche rispetto ai 172 mila degli altri paesi.
I due casi, quello dell’evasione fiscale e quello degli stipendi d’oro, per quanto diversi, sono accomunati dalla costatazione dello stato di pesante sperequazione che caratterizza la situazione italiana, dove, soprattutto nell’ ultimo decennio, si sono accentuate e dilatate le distanze tra un numero sempre più ristretto di privilegiati e la maggioranza della popolazione che si trova a vivere in condizioni di sempre maggiore incertezza.
La forbice delle disuguaglianze continua a crescere e fa dell’Italia uno dei paesi più ingiusti del continente europeo, e non solo.
La cifra ridicola denunciata dagli imprenditori rende trasparente l’assenza, in una larga fetta delle classi dirigenti che non sono soltanto quelle politiche, ma anche quelle economiche, di qualsiasi riferimento al bene comune e all’interesse collettivo.
L’evasione fiscale è un vero e proprio furto perpetrato ai danni dello Stato, cioè nei confronti dei cittadini appartenenti alla nostra nazione, i quali vengono depauperati della possibilità di fruire di servizi fondamentali e che sono, inoltre, per lo meno quelli che appartengono all’area del lavoro dipendente, gravati di tassazioni insopportabili volte a recuperare ciò che sarebbe dovuto entrare nelle casse pubbliche dalle tasche degli evasori.
Nella situazione attuale dovrebbe essere rubricata come vero e proprio furto anche la tranquilla acquisizione di stipendi d’oro, come quelli di manager e dirigenti pubblici, le cui prebende sono pagate dalla collettività. E’ vero che la responsabilità maggiore è da addebitare ai politici, che accondiscendono ad una logica di mercato liberista, non imponendo ad essi regole precise ispirate a criteri di equità sociale. Molto spesso sono gli stessi manager e dirigenti a decidere la cifra del lori loro emolumenti. Chi riceve tali stipendi non può, in ogni caso, non avvertire che le cifre di denaro assegnategli vengono indebitamente sottratte alla comunità. Com’è possibile, ad esempio, che lo stipendio di un dirigente di ente pubblico superi l’intero ammontare che il bilancio dell’ente assegna ai sevizi sociali? Non si ruba infatti—ce lo insegna il settimo comandamento, nella interpretazione che già ne davano i profeti– soltanto togliendo direttamente all’altro ciò che legittimamente possiede, ma anche appropriandosi, in maniera scorretta, di ciò che appartiene a tutti, e che è perciò destinato al bene di tutti.

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