Attualità (22-11-2015)

PAPA FRANCESCO:CE LA FARA’?

In tanti respiriamo sentimenti di affetto e gioia per le novità che sta portando il pontificato di Francesco alla Chiesa, anche se non sono pochi, dentro e fuori la Chiesa, quelli che lo rimproverano di non dar seguito alle riforme promesse, e anche quelli che lo accusano di portare la Chiesa alla “deriva”.
“Chi sono io per giudicare?”. Questa frase, pronunciata sull’aereo nel viaggio di ritorno dal Brasile, nell’agosto 2013, testimonia il rifiuto del Papa di condannare e di escludere qualsiasi individuo o gruppo dalla comunione con la Chiesa e rappresenta una rottura decisa di una tradizione millenaria, ancora presente oggi, che afferma la supremazia del pontefice sia nell’ordine del potere spirituale, sia in quello temporale.
Per questa ragione una parte del mondo cattolico si è sentita spiazzata e ha accolto con preoccupazione frasi come questa. Tuttavia essa, come altre, può essere letta nello spirito del Concilio Vaticano II°, che invita a capire il mondo, più che a condannarlo.
La domanda “Chi sono io?”, dunque va compresa come parte significativa della pastorale del papa che si inscrive nelle sue intenzioni di imprimere alla chiesa una svolta missionaria, capace di sviluppare una evangelizzazione nell’era della globalizzazione, in cui si accostano una grande pluralità di idee economiche, politiche, morali e religiose diverse e non sempre in accordo fra di loro.
Il papa mette al centro dell’evangelizzazione la “misericordia” e di conseguenza una fede che non si fonda sulla paura di Dio, ma sul suo amore. Francesco indica così una priorità per la Chiesa di oggi. Proclamare la salvezza anche a chi sta fuori dei suoi confini o è lasciato ai margini della società. Di qui la sua forte denuncia della “cultura della disuguaglianza e dello scarto”, che produce la “globalizzazione dell’indifferenza”, che crea violenza, povertà e guerre, i cui focolai formano una sorta di “terza guerra mondiale a pezzi”.
C’è chi sostiene che questo papa sia un conservatore, convinto che la macchina della chiesa vada solamente lubrificata e quindi che nel suo pontificato non vi sia nulla di nuovo. Anche se questo fosse vero, i gesti e le parole del papa ci mostrano una realtà diversa ed è difficile pensare che non lasceranno un segno.
Molti si domandano: “Ce la farà?”. A questa domanda l’anziano giornalista Raniero La valle, in un intervento pubblico, ha risposto: “Sul piano della fede possiamo dire che ce la farà; sul piano storico, invece, dobbiamo metterci qualcosa anche noi fedeli per dire che ce la possa fare”.

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