Attualità (23-02-2014)

MISERICORDIA E PARROCCHIA

Dall’ottobre 2011 la Misericordia di Massarosa, che fino a quel momento era un organismo della parrocchia, ha rinnovato il suo statuto ed è diventata un’associazione pienamente autonoma. Il parroco non fa parte del Consiglio; è previsto un correttore o assistente spirituale, nominato dal vescovo su una terna di nomi presentata dal consiglio della Misericordia. Al momento, non essendo  stata presentata la terna, non vi è un sacerdote.
L’autonomia era necessaria in considerazione della rilevanza economica delle attività che la Misericordia svolge sia autonomamente che in convenzione con la pubblica amministrazione, della gestione di personale dipendente e tutte le responsabilità relative. Si tratta, evidentemente, di una autonomia giuridica ed economica, non certo ideale, spirituale, morale e di senso di appartenenza.
Da quella data è in elaborazione un atto che definisca il rapporto circa l’uso, da parte della Misericordia, degli immobili che sono di proprietà della parrocchia.
E’ fuori dubbio che la Misericordia, che all’inizio (1885) si chiamava “Confraternita di carità cristiana” è un organismo laicale di ispirazione cristiana ed evangelica. Finora questa ispirazione è stata salvaguardata dalla fede dei confratelli laici e dei responsabili, dallo strettissimo legame con la parrocchia e dal senso di appartenenza alla comunità dei credenti. Al momento dell’autonomia, la parrocchia e la diocesi hanno cercato di legare la difesa dei valori cristiani ed evangelici all’uso gratuito degli immobili, attraverso un comodato che stabiliva anche un organismo di garanzia spirituale ed etica, ma non è stato possibile. E’ allo studio, pertanto, un atto che almeno sollevi la parrocchia da aggravi economici, quali tasse, manutenzioni ordinarie e straordinarie e consumi. Resta la necessità di garantire alla confraternita la sua ispirazione cristiana ed evangelica, la caratteristica della testimonianza della carità ed il senso di appartenenza ideale e spirituale alla comunità cristiana.
Allo stato dei fatti queste caratteristiche possono essere garantite esclusivamente dai confratelli e dagli amministratori che vengono eletti. Ecco un ambito nel quale i cristiani sono chiamati ad “uscire dal tempio”, per occuparsi di realtà che riguardano non i riti e le devozioni, ma il bene della comunità umana.
Nei prossimi mesi, essendo in scadenza il mandato dell’attuale consiglio, si indiranno le elezioni; le prime dopo l’autonomia dalla parrocchia.
E’ proprio il caso in cui la comunità cristiana, con tutti i suoi membri, soprattutto quelli iscritti alla confraternita, e non solo il parroco, che peraltro non ne ha più il potere, è chiamata a salvaguardare un suo bene, perché operi al servizio del bene di tutti, ispirandosi al vangelo. E la questione non riguarda solo la sfera religiosa: è compito della comunità cristiana garantire che una sua istituzione operi con competenza, sia nei confronti dei destinatari dei servizi, sia con le altre istituzioni del territorio, con trasparenza e legalità e con la generosità e la dedizione propria del volontariato. Ciò sarà possibile attraverso la disponibilità a candidarsi di persone che si impegnino con competenza ed effettivo spirito di servizio alla comunità e ai poveri e l’impegno da parte di ogni elettore a scegliere persone che lo faranno con questo spirito.
Potrebbe essere utile che la comunità cristiana affronti questo tema in una assemblea costruttiva. La parrocchia la indirà se avvertirà che l’argomento è effettivamente di interesse diffuso nella comunità.

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