Attualità (24-02-2013)

Articoli attualità e rubriche

LE DIMISSIONI DEL PAPA

 “Carissimi fratelli, vi ho convocato… per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa… sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”. Con queste parole, lunedì 11 febbraio, Benedetto XVI comunicava le sue dimissioni da Sommo Pontefice. A distanza di qualche giorno, superata l’emozione e la meraviglia del primo momento, vorrei proporre alcune riflessioni:
1. quando ero bambino mi è stato insegnato che il Papa è “Cristo in terra”. Come si concilia questa affermazione, vera dal punto di vista dottrinale, con la debolezza, la fragilità e l’incapacità a governare la Chiesa confessata da Benedetto XVI? Allora non c’era ancora stato il Concilio Vaticano II°, e il Concilio precedente aveva affermato solennemente il dogma dell’infallibilità del Papa. Negli anni 50 e 60 eravamo ancora in quella scia.
Le dimissioni, così motivate, inducono a ripensare la figura del Papa, forse finora troppo esaltata, e ne evidenziano più il ruolo di servizio che quello di potere. Nonostante l’affermazione della collegialità dei vescovi nel governo della Chiesa fatta dal Concilio Ecumenico Vaticano II°, la S. Sede, negli ultimi decenni, ha aumentato il potere, intervenendo, talora in maniera discutibile, anche in questioni di chiese regionali e nazionali. L’affermazione della collegialità avrebbe dovuto alleggerire il potere del Pontefice e della S. Sede a favore dei vescovi e delle conferenze episcopali, ma ciò non si è verificato.
2.Il Papa dice che la sua decisione è “di grande importanza per la vita della Chiesa” L’affermazione sembra contraddire un modo di dire diffuso: “Morto un papa, se ne fa un altro”. La questione non è solo di carattere personale di Joseph Ratzinger, ma della Chiesa: essa ha bisogno, sembra dire il papa, di un pastore in pieno possesso delle sue capacità per essere governata, in questo tempo, come il Signore vuole.
Le questioni possono essere:
A) di carattere esterno alla S. Sede: la nuova evangelizzazione, tanto voluta dai due ultimi Papi, ma che stenta ad affermarsi come pratica delle comunità, il rapporto Chiesa-mondo e le sfide che quest’ultimo, sempre più secolarizzato pone alla Chiesa, la crisi delle vocazioni e il sacerdozio agli sposati e alle donne, il rapporto con i divorziati e separati, ma anche il rapporto con le chiese locali, le strutture di apostolato come le parrocchie e i movimenti, una organizzazione , a livello centrale e periferico più consona ai tempi.
B) di carattere interno alla S. Sede, soprattutto dopo i vari scandali, le divisioni, un alleggerimento della struttura e dei poteri, l’abolizione di consuetudini che erano legate all’impero e al potere temporale, lo IOR, un maggior decentramento verso le chiese locali…Insomma a voler leggere attentamente le parole del Papa, sembra profilarsi un certo impegno per i cardinali che dovranno eleggere il successore, ma anche un nuovo modo di partecipare alla vita della Chiesa da parte dei fedeli e delle comunità locali più in linea col Concilio.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *