Attualità (24-11-2013)

A CHE SERVE?

E’ pervenuta alla parrocchia la seguente lettera che pubblichiamo quasi per intero, emendando solo pochi riferimenti personali.
“Caro don Bruno, quando, tre anni fa, tu e gli altri due preti siete venuti a Massarosa, speravamo che potesse avvenire qualche cambiamento che ormai non ci attendevamo più. Ti conoscevamo per sentito dire e qualche volta ci era capitato di ascoltarti.
Da tempo, pur continuando a frequentare quasi con regolarità la messa della domenica, non siamo più impegnati in parrocchia, e al vostro arrivo ci siamo messi ad osservare con una certa curiosità.
Ancora una volta abbiamo capito che in parrocchia, che dovrebbe essere il luogo privilegiato della vita cristiana, è difficile vivere il Vangelo.
Resta sempre quel gruppo chiuso, autoreferenziale, dedito alle preghiere, a qualche opera di bene e basta. Incapace di accogliere non solo i lontani, i diversi, gli stranieri, ma i conviventi, i separati e i divorziati risposati, assenti rispetto ai problemi attuali della gente come quelli legati alla crisi: disoccupazione, povertà, mancanza di case, solitudine, i giovani…
La formazione si limita al catechismo ai bambini e ai ragazzi, che non vedono l’ora di fare la cresima per farla finita.
Si fa passare come attività parrocchiale un bar dove i vecchi giocano a carte e i giovani alle slot machine, anche quando nella chiesa attigua si prega (Abbiamo seguito sulla stampa questa polemica).
I momenti più importanti della vita cristiana della comunità sembrano essere quelli delle feste, delle processioni, dove la fede è esibita come segno di forza, di differenza e di separazione da tutto il resto. Ci pare che anche tu avverti queste contraddizioni, ma poi tiri avanti come viene.
Il cerchio si restringe, i collaboratori sono sempre meno e sempre più vecchi. Le famiglie mandano i figli al catechismo perché li prepariate alla prima comunione e alla cresima. Li accompagnano alla parrocchia e li tornano a prendere, e, una volta che l’incontro si è protratto qualche minuto in più del previsto, li abbiamo sentiti lamentarsi, perché avevano altre cose da fare. Non sono interessati a fare dei loro figli dei cristiani, discepoli di Gesù, seguaci del Vangelo.
Condividiamo buona parte delle tue idee, ma quanti commenti e critiche all’uscita di chiesa e in giro! Apparentemente sembrano rivolte alla tua persona, in realtà noi le leggiamo come rifiuto del Vangelo e opposizione allo Spirito Santo che, dopo il Concilio, vuole il rinnovamento nella Chiesa.
E ci domandiamo: a che serve tanto dispendio di energie?
Ti assicuriamo, tuttavia, che ti pensiamo e preghiamo per te”.
(seguono due firme)

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