attualità (24-12-2017)

IL VACCINO DELLA STORIA

Nella discussione circa l’utilità dei vaccini per prevenire malattie, si è parlato di ”immunità di gregge”. Vuol dire che una determinata popolazione cessa di essere esposta al rischio quando una sua quota rilevante, si è parlato di almeno il 95%, è “coperta” dai rimedi: una sorta di contagio della salute.
Quanto è “coperta”, oggi, la popolazione italiana ed europea rispetto al massiccio ritorno su vasta scala del virus del nazifascismo che ha già tristemente sperimentato nella prima metà del secolo passato? A distanza di settanta anni, le difese del “gregge” sono cresciute o diminuite?
Non ci sono statistiche al riguardo, ma di fronte al marasma politico nel quale le posizioni estreme si rincorrono nel segno del populismo demagogico, lo spazio per l’estremismo nero sembra allargarsi e sono sempre più numerosi i luoghi e le circostanze in cui gli adepti prendono la parola, compiono atti e adottano strumenti e metodi della vecchia maniera.
Questo fascismo è in Italia e in vari paesi europei e non solo, negli enunciati della crociata “sovranista” contro l’invasione degli “altri”, i diversi, gli immigrati. L’impressione è che l’immunità di gregge si è indebolita e che la democrazia è esposta al contagio di rischi già corsi e sperimentati.
In tutto il corso repubblicano la scuola non ha fatto abbastanza, perché i programmi di studio raramente sono arrivati ai periodi più recenti. Lo stesso antifascismo militante si è fermato quasi esclusivamente alla propria apologia. Non è diventato cultura diffusa. E’ mancata una vera e propria promozione dei valori etico-culturali, specie tra i giovani, ai quali non sono stati forniti criteri di discernimento storico-politico.
Della Costituzione si è sottolineato il carattere antifascista, ma non si è messo a fuoco sufficientemente il significato di proposta autonoma e originale volta non solo a contrastare, ma anche soprattutto a superare le tentazioni di un nuovo fascismo.
Bisogna studiare bene e sistematicamente il fascismo nelle sue motivazioni e nelle sue manifestazioni, per vincere il qualunquismo e far risaltare il valore di un approdo democratico come base di confronto e di intesa su valori condivisi.
Parlando ai ragazzi nelle scuole e nelle parrocchie, l’attenzione cresce quando si segnalano le differenze tra il prima e il dopo, tra il fascismo e la democrazia. Quando si spiega, ad esempio, che quelli che oggi sono riconosciuti come diritti allora erano considerati delitti. Se si comincia da qui, i ragazzi non si annoiano.

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