Attualità (26-05-2013)

PAPA FRANCESCO E LA
RIFORMA DELLA CHIESA

Tante persone, anche lontane dalla fede e dalla vita della Chiesa, dopo l’elezione di Papa Francesco, si riaprono con fiducia all’annuncio del Vangelo. La semplicità delle parole e la spontaneità dei gesti del Papa che viene “dalla fine del mondo” fanno breccia nel cuore della gente.
Dai primi segni del suo pontificato, sembra che siamo all’inizio di una silenziosa ma profonda riforma della Chiesa, non solo a livello centrale, ma anche a livello periferico, che riguarderà non solo l’ esteriorità, ma anche la spiritualità.
Al di là dell’emotività, c’è molto da riflettere e da comprendere negli atteggiamenti di questo Papa che bacia i bambini, si china sui malati, scambia la papalina con i fedeli e raccoglie la borsa di una donna. Egli ci presenta una Chiesa che va al nocciolo del suo essere: la fedeltà a Cristo e al Vangelo. Tutto il resto, a cui spesso si è data eccessiva importanza, come apparati, curie, paraliturgie, paramenti…, fa parte delle tradizioni che possono e talora è bene che siano cambiate e riformate.
Le sue omelie quotidiane nella cappella di S. Marta, dove celebra l’Eucarestia la mattina presto, spezzano la Parola di Dio ai fedeli, e parlano di tenerezza, perdono, misericordia. Ad una udienza alle superiori generali delle congregazioni femminili ha detto che le suore devono essere “madri, non zitelle”.
Francesco insegna il Vangelo, oltre che con le parole, con i suoi gesti, semplici e naturali: la croce di ferro sul petto e le scarpe consunte ai suoi piedi parlano più di un trattato teologico, il vedere un disabile, far fermare la papamobile per scendere ad abbracciarlo serve più che imparare il catechismo a memoria. Per Papa Francesco la fede non è una cosa da difendere contro nemici che la minacciano, ma un valore da testimoniare attraverso un linguaggio, fatto di parole e gesti, comprensibili a tutti.
Così il cammino pastorale che lui segue e che propone a tutti noi si riallaccia a quello proposto dal Concilio, da qualche parte mai iniziato e altrove da tempo interrotto.
Si tratta di passare da una Chiesa autoreferenziale chiusa nel tempio e nelle sue tradizioni e ripiegata su se stessa, a una Chiesa aperta, alla ricerca di nuovi linguaggi, che esce dal tempio per andare verso le periferie: non solo quelle geografiche. ma anche quelle esistenziali del peccato, del dolore, dell’ingiustizia e dell’assenza della fede.
Lo Spirito, durante il Concilio, aveva suggerito alla Chiesa, attraverso Papa Giovanni XXIII, di essere più povera e vicina alla gente.
Papa Francesco è il primo papa del dopo-Concilio che non ha partecipato a questo evento, ma nei suoi gesti, nelle sue decisioni e nelle sue parole, dimostra di possederne profondamente lo spirito

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