Attualità (27-08-2017)

RISVEGLIARE LA FEDE OGGI
(2 continua)

Può sembrare paradossale, ma è proprio il bisogno di rimettere in primo piano l’evangelizzazione rispetto alle devozioni, alle tradizioni e perfino ai sacramenti, compresa la messa, a provocare la ricerca di un nuovo modello di chiesa, come se finora la chiesa non si fosse preoccupata di evangelizzare.
Fino al Concilio i problemi di cui la chiesa si occupava erano quelli propri di una istituzione consolidata, e l’azione evangelizzatrice era demandata ai missionari, specificamente formati e inviati per l’annuncio del vangelo ai pagani.
La spiegazione è abbastanza semplice. E’ da almeno un millennio che la comunicazione della fede nei paesi già cristianizzati non coinvolge le istituzioni ecclesiastiche locali, perché essa è avvenuta spontaneamente in seno alle famiglie, di generazione in generazione, dai padri ai figli, mentre restava loro demandata la catechesi dei bambini in preparazione ai sacramenti e la cura pastorale degli adulti battezzati.
La scomparsa della pratica del battesimo degli adulti ha determinato tutta un’impostazione della chiesa concentrata nella vita morale, mentre il magistero papale con la sua autorità avrebbe garantito che il costume sociale, la cultura dominante e la legislazione degli stati fornissero la cornice sociale nella quale i battezzati avrebbero potuto perseverare nella fede. Si faceva allora una distinzione tra paesi cristiani e paesi non cristiani. Giovanni Paolo II°, per i paesi cristian,i coniò l’espressione “nuova evangelizzazione” con la prospettiva di risvegliare la militanza dei cattolici, destinata a rivitalizzare nei popoli la tradizione cristiana della loro cultura.
Negli ultimi anni il processo di permeabilizzazione fra le culture delle nazioni, a parte alcuni recenti rigurgiti di nazionalismi che intendono anche farsi paladini della tradizione cattolica, è andato avanti, sostenuto dall’affermarsi progressivo di una cultura sempre più individualista.
Non è un’ipotesi del tutto improbabile che la maggioranza della popolazione europea, nell’arco di alcuni decenni, possa non essere più cristiana.
Papa Francesco, infatti, non parla più di “ nuova evangelizzazione”. Egli ritiene che “ogni autentica azione evangelizzatrice è sempre nuova, ed è rivolta non alle nazioni, alla loro identità culturale (ad es. le “radici cristiane”) alle loro leggi e al costume, ma a ogni persona, nella sua singolarità e novità.
Evangelizzare è “una forma di predicazione che compete a tutti noi come impegno quotidiano. Si tratta di portare il vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai più vicini quanto agli sconosciuti… Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada”.
Se l’evangelizzazione deve essere il criterio fondamentale delle scelte della chiesa a riguardo del modo con cui essa si pone nel mondo, è ovvio che la chiesa non deve più preoccuparsi di essere il centro, deve guardarsi dalla tentazione del potere ed essere disinteressata.
“Davanti ai mali e ai problemi della chiesa, scrive Papa Francesco, è inutile cercare soluzioni in conservatorismi e fondamentalismi, nella restaurazione di condotte e forme superate che neppure culturalmente hanno capacità di essere significative”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

Visite

Visite 992

Giorni nell'intervallo 28

Media visite giornaliere 35

Da una qualsiasi SERP 4

IP unici 456

Ultimi 30 minuti 0

Oggi 6

Ieri 76