Attualità (28-09-2014)

LA FOLLIA DELLA GUERRA

A metà di agosto un gruppo di giovani del nostro territorio ha fatto un viaggio in Polonia ed ha visitato il campo di sterminio di Auschwitz e alcuni cimiteri dei caduti della prima guerra mondiale.
Nello stesso tempo seguivamo sulla stampa e alla televisione il conflitto tra Israele e Palestinesi nella striscia di Gaza, i combattimenti nell’est dell’Ucraina e i durissimi scontri del Medio Oriente. La signora che ci ha guidato nella visita ad Auschwitz, quasi piangendo, ha concluso dicendo più o meno: “…nonostante tutto ciò l’umanità non ha ancora imparato…”.
Abbiamo capito che non si può leggere la guerra attraverso lo schermo delle notizie. La visita alle stanze dell’orrore del campo di sterminio e ai cimiteri di guerra ci ha costretti quasi a guardare in faccia le donne e gli uomini travolti dalla guerra. Qualcosa del genere deve essere accaduto anche a Papa Francesco di fronte alle centinaia di migliaia di tombe di Redipuglia. “Tutte queste persone, ha detto, avevano i loro progetti, avevano i loro sogni…, ma le loro vite sono state spezzate”. Per capire la guerra bisogna partire da questi sogni infranti e da queste vite spezzate.
Qualcuno ha affermato: “Un morto è una tragedia, un milione di morti una statistica”. E’ questo il pericolo che corriamo tutti di fronte alle notizie dei morti a causa della guerra o delle migrazioni; e ci giustifichiamo con l’impotenza.
E’ evidente e colpevole la caduta dello sdegno verso la guerra e della partecipazione alle vicende di popoli lontani. E’ la “globalizzazione dell’indifferenza” di cui il Papa ha parlato a Lampedusa.
La lezione della storia è un messaggio al presente. Mentre si sta riabilitando lo strumento della guerra per risolvere i conflitti, cala la sensibilità per la pace , si fabbricano tante armi e si rafforzano le ragioni del nazionalismo.
“La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere…” sono il terreno su cui si sviluppa questa follia. Anche oggi, dietro le quinte, ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di potere e di denaro, c’è l’industria delle armi… Il Papa individua tre categorie di “signori della guerra”: i pianificatori del terrore, gli organizzatori dello scontro, gli imprenditori delle armi. Possono essere in conflitto fra di loro, ma li accomuna l’indifferenza verso la vita umana: “A me cosa importa? Sono forse io il custode di mio fratello?. L’indifferenza al dolore umano è l’ideologia di Caino.
C’è veramente bisogno di una ripresa del pensiero e di un nuovo slancio per la pace.
Il mondo attuale è complesso, richiede attenzione, informazione critica e capacità di penetrazione e di comprensione. Proprio il contrario delle semplificazioni. Sentimento e intelligenza debbono rafforzare la convinzione che non si può più dire: “A me che importa?”. Possono spiegare a tutti, in diverse situazioni, la nuda verità: “la guerra è una follia”, sempre. I giovani saranno i portatori di questa nuova cultura.

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