Attualità (3-11-2013)

CIBO SPRECATO

images (2)Nonostante la crisi, è ancora molto il cibo che viene sprecato nelle nostre case, nelle strutture di commercio, soprattutto quelle più grandi, come i supermercati, e nelle mense. Il cibo che buttiamo ci costa il doppio, perché costa produrlo e commercializzarlo e costa smaltirlo. In questi giorni è stata pubblicata dal Politecnico di Milano una ricerca sullo spreco alimentare, che, oltre a intaccare le nostre finanze, va anche a colpire l’ambiente in cui viviamo, essendo esso stesso causa di inquinamento ambientale. I dati che emergono sono impressionanti: in Italia si sprecano 6 milioni di tonnellate di cibo l’anno, pari al 16 per cento dei consumi e costa agli italiani 8,7 miliardi di euro. .Un’offesa ai poveri!
Lo spreco, rivela la ricerca, si concentra nell’ultimo anello della catena agro-alimentare, che va dal produttore all’acquirente finale: la grande distribuzione. Questo vuol dire che il sistema del nostro commercio e dei nostri consumi ha nello spreco uno dei suoi aspetti fondamentali . Che fine fa il cibo sprecato? Deve essere smaltito in discarica e rappresenta un costo per le aziende e un elemento di inquinamento ambientale. Non solo: è anche un doppio costo per noi: alla cassa del supermercato e quando dobbiamo pagare la tassa dei rifiuti, che inevitabilmente aumenta di anno in anno. L’argomento è così rilevante che il ministero dell’Ambiente ha costituito un pool contro lo spreco alimentare e l’assessore all’ambiente del Comune di Massarosa sta organizzando presso i supermercati e i maggiori negozi una raccolta dei cibi in scadenza per poi metterli a disposizione dei Centri di Ascolto. In diverse città nascono dei negozi e dei piccoli supermercati che offrono ai poveri alimenti in scadenza gratuitamente o a prezzi notevolmente scontati. In questo modo si aiutano le persone e le famiglie che non arrivano a fine mese, la collettività che non va ad incrementare gli sprechi e, infine, anche il nostro senso di responsabilità, perché chiunque abbia visto almeno una volta nella vita che cosa significa soffrire la fame, non può rimanere sordo a questa richiesta di civiltà. Tra poco anche da noi riprenderà, per il secondo anno, il servizio della mensa dei poveri, realizzata con il cibo avanzato nelle mense scolastiche, raccolto e distribuito da volontari. Abbiamo già evidenziato che i poveri mangiano tutto l’anno, e che il servizio non può limitarsi alle nostre disponibilità, ma deve rispondere alle reali necessità dei poveri, altrimenti ci comportiamo come coloro che danno ai poveri di casa nostra e del sud del mondo ciò di cui si vogliono disfare per liberare spazi in armadi, soffitte e cantine. Se è vero quanto afferma la ricerca citata, che, cioè, il cibo recuperato allo spreco corrisponde ad un risparmio per i cittadini e le istituzioni, bisognerebbe che questo risparmio andasse a favore dei poveri, altrimenti diventa ancora una volta un guadagno per chi sta bene e per le istituzioni. Qualche settimana fa è apparsa sulla stampa una proposta fatta all’Amministrazione Comunale da un responsabile di un Centro d’ascolto: assegnare ai Centri di ascolto parte dei contributi che l’Amministrazione dà ai poveri, perché così sarebbero maggiormente valorizzati. Senza togliere ai poveri parte di quei contributi già assai miseri, l’Amministrazione potrebbe assegnare ai Centri d’ascolto le somme che risparmia non mandando ai rifiuti gli avanzi delle mense e della grande distribuzione..

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