Attualità (30-04-2017)

IL SILENZIO NELLA LITURGIA

In una società piena di parole, di suoni e di rumori, il silenzio può fare paura, e allora ci preoccupiamo di riempire di parole, di musica, di gesti ogni momento che, temiamo, possa restare “di silenzio”, di vuoto. Ma, nella liturgia il silenzio fa parte del rito. E’ una sua componente. Recitano le norme liturgiche: “Si deve anche osservare il sacro silenzio, come parte della celebrazione…: prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa… perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione”. Durante l’atto penitenziale e dopo ogni invito alla preghiera (quando il celebrante dice: “Preghiamo”), il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo le letture e l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato, dopo la comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica.
Il silenzio liturgico è un silenzio sacro, un tempo non vuoto, ma abitato dallo Spirito. Possiamo qui ricordare anche un testo dell’allora teologo e cardinale Joseph Ratzinger: “Diventiamo sempre più chiaramente consapevoli che la liturgia implica anche il tacere. Al Dio che parla noi rispondiamo cantando e pregando, ma il mistero più grande, che va al di là di tutte le parole, si chiama anche tacere. Deve essere indubbiamente un silenzio pieno, più che un’assenza di parole e di azione. Dalla liturgia noi ci aspettiamo proprio che essa ci dia il silenzio positivo in cui troviamo noi stessi” (Introduzione allo spirito nella liturgia, pag 205).
Di grande importanza è pertanto l’osservanza di momenti di silenzio previsti dalla liturgia. Essi sono parte integrante tanto dell’atteggiamento di chi celebra, quanto della partecipazione attiva dei fedeli. Il silenzio nella liturgia è il momento in cui si ascolta con maggiore attenzione la voce di Dio e si interiorizza la sua Parola, affinché questa porti un frutto di santità nella vita di ogni giorno.
Per valorizzare il silenzio nella liturgia, è necessario praticarlo anche personalmente nella nostra vita quotidiana. Pur nella frenesia delle tante cose da fare, delle persone da incontrare, è necessario restare sempre aperti alla prospettiva della fede, come i discepoli di Emmaus, attenti all’ascolto della Parola. Per quanto attorno alla strada vi sia vita che produce rumore, il loro cuore inizia ad ardere perché è in silenzio ed è ben disposto all’ascolto. In questo stile ci è chiesto di crescere. E di essere capaci di creare uno spazio intelligente di silenzio abitato.

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