attualità (4-05-2014)

 I DUE PAPI DEL CONCILIO

La canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II ha sicuramente rilanciato il Concilio, a cinquant’anni dalla sua conclusione. Papa Giovanni, nonostante la sua età avanzata e l’apparente nomina a “papa di transizione” avviò la più grande opera di “aggiornamento”, come lui amava dire della chiesa. Papa Woitila, che vi aveva partecipato come giovane vescovo, ne 9interpretò soprattutto quell’auspicata apertura al mondo.
Papa Francesco, ha voluto unificare in un’unica celebrazione, domenica scorsa, la proclamazione a santi dei due pontefici. Egli è il primo papa postconciliare, infatti non ha partecipato all’importante assise della chiesa, perché fu ordinato sacerdote nel 1969, cinque anni dopo la conclusione del concilio.
Tuttavia, nei suoi discorsi, nei suoi atteggiamenti e nelle sue decisioni, ne è un attento interprete ed un sicuro esecutore. Il primo anno del suo pontificato ha già messo in evidenza la sua volontà di attuare il concilio in alcuni punti che, forse, erano stati un po’ messi da parte: la collegialità dei vescovi nel governo della chiesa, sia a livello di santa sede, che di conferenze nazionali e regionali; la corresponsabilità dei laici, mettendo in evidenza la vocazione che viene loro dal battesimo che li fa “discepoli e missionari”, trasformatori della realtà umana nel regno di Dio; la centralità della parola di Dio nella vita dei cristiani e delle comunità ecclesiali; il concetto di chiesa come “popolo di Dio”, così caro al Concilio, che supera la concezione gerarchica e istituzionale; il dialogo ecumenico con le altre chiese cristiane (ortodosse, protestanti, anglicane, ecc.) e con le altre religioni; per non dire della povertà e della scelta preferenziale per i poveri, che come egli stesso ha detto, non sono parte di una ideologia, ma sono il cuore del messaggio del vangelo. “Sogno una chiesa di poveri e per i poveri” ha affermato.
Abbiamo visto, nei giorni della canonizzazione a Roma, folle immense di pellegrini, come del resto li vediamo numerosi ad ogni incontro o udienza di Papa Francesco. Non basta, però, accorrere alle celebrazioni e alle udie3nze, no basta ammirare i personaggi ed i santi, quasi che fossero essri umani fuori della storia. Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e papa Francesco ci trasmettono un mo
Dello di chie e di comunità che dobbiamo avere la capacità di trasmettere concretamente alle nostre parrocchie e comunità pastorali; ci trasmettono un modello di credente nuovo rispetto al passato, che dobbiamo cercare di capire e attuare nella nostra vita personale familiare.
Ci sono delle resistenze e delle diffidenze verso tutte le novità, comprese quelle che sta proponendo il papa attuale. Sono resistenze al Vangelo e al Concilio. Sono portate avanti da personaggi che hanno in mente un modello superato di chiesa; la vedono come un ’istituzione, quasi mondana, trionfalistica, legata a un certo potere; ignorano la “via della croce” e dei poveri.
Con le canonizzazioni del 27 aprile, Papa Francesco ha sicuramente impresso al nuovo corso della chiesa un sigillo conciliare.

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