Attualità (4-09-2016)

CAMMINI DI FEDE IN PARROCCHIA

Mi è capitato di leggere l’ultimo libro di Umberto Eco, “Papé Satan Aleppe. Cronache di una società liquida”, uscito nel febbraio 2016, lo stesso mese della morte dell’autore.
La “società liquida”, richiamata nel sottotitolo, che fa seguito al titolo dantesco, è una intuizione, diventata famosa di Zigmunt Bauman, e Umberto Eco ne richiama alcune caratteristiche: crisi dello Stato e più in generale del concetto di comunità, da cui deriva un “individualismo sfrenato” e la perdita del senso del diritto, la necessità di apparire ad ogni costo e il consumismo, sfrenato come l’individualismo,, che non vuole tanto possedere gli oggetti che desidera, ma si impegna a renderli rapidamente obsoleti, appena ne è entrato in possesso. Cose che , grosso modo, si sanno. Ma che tutte le volte che si sentono o si leggono fanno nascere la sensazione che il carattere “liquido” della cultura che in questi anni respiriamo sta anche nel suo carattere invasivo e pervasivo. Non si riesce ad individuare delle “zone franche” in cui mettersi a riparo dal fenomeno. E quindi la domanda sul che cosa fare, se si può fare, riguarda tutti e arriva dappertutto. E arriva, è arrivata anche nella chiesa. Tocchiamo con mano l’accentuato individualismo in molti aspetti dell’essere chiesa, accentuati dallo stato di minoranza in cui la chiesa, da noi, vive.
La chiesa non impone più nulla, neppure ai suoi fedeli. Prende atto di quello che c’è e cerca di portare un po’ di fermento evangelico.
Il “noi” della comunità ecclesiale si scontra con l’”io” della società liquida; e il compito di ogni iniziativa pastorale diventa il far convergere verso obiettivi condivisi le molte individualità. Di conseguenza, una delle caratteristiche più attese della chiesa locale, delle parrocchie e dei pastori è la capacità di accogliere, di dare indirizzo, di dare senso comunitario ai molti impulsi personali.
La chiesa segnala, propone, non impone. Essa cerca di far passare gli uomini e le donne di oggi dalla cripta preziosa del proprio io alla cripta misteriosa di Dio, dove, figli dello stesso Padre, ci si scopre fratelli.
Ma la fatica della chiesa sta anche sta nel pensarsi, nel mondo di oggi, liquido e inafferrabile, con la mentalità di un passato, neanche tanto lontano, solido e definito. E’ una fisima, per esempio quella di una chiesa che conta solo se pesa, se raccoglie grandi numeri. La chiesa dovrà organizzarsi per contare comunque, lasciando perdere tante strutture usate finora, ma che comportano un enorme dispendio di energie e di tempo. Lo smantellamento è già cominciato, ma lo si vive come una necessità indesiderata; bisognerà programmarlo cercando di dar vita a nuove forme di attività e di aggregazione. Il nostro vescovo, nella sua lettera ai cristiani della chiesa di Lucca, indica proprio l’aggregazione di più parrocchie in un’unica comunità, capace di riconoscersi in programmi e attività di culto e di pastorale condivise da tutti

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