Attualità (4-10-2015)

LAUDATO Sì

(terza e ultima parte)
Il capitolo quinto contiene alcune linee di azione: l’idea chiave è quella del dialogo, a partire da quello sull’ambiente nella politica internazionale, a quello finalizzato allo sviluppo di nuove politiche nazionali e locali, al dialogo come metodo inseparabile dalla trasparenza dei processi decisionali, a quello fra politica ed economia in vista della promozione dell’umano, fino al dialogo fra religioni e scienze nel servizio alla causa ecologica. Il presupposto di queste diverse forme di dialogo è il “concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune… L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune” (n.164), specialmente per favorire la “transizione energetica” e l’opzione condivisa per le energie rinnovabili. Francesco denuncia come in questo campo “i negoziati internazionali non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale” (n. 169), e manifesta ancora una volta la sua preoccupazione per i popoli e le categorie più deboli del pianeta. “Anche in questo caso piove sempre sul bagnato” (n. 170). E ribadisce l’urgenza di arrivare ad una autorità politica mondiale in grado di intervenire sulle scelte che riguardano il bene di tutti e tutelare i più poveri (n. 175). “La grandezza politica –osserva il Papa- si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine” (n. 178).
La responsabilità verso l’ambiente e le generazioni presenti e future deve coniugarsi alla lungimiranza, alla capacità di fare talvolta anche passi indietro o di rallentare ritmi eccessivi, alla scelta della sobrietà come valore inseparabile dalla solidarietà. Nella proposta e nell’esercizio di queste prassi le religioni possono avere un ruolo fondamentale per il superamento della crisi ecologica mondiale.
Il sesto ed ultimo capitolo è intitolato “educazione e spiritualità ecologica”: e muove dal bisogno di cambiamento che l’umanità non può non avvertire alla luce delle sfide rappresentate dalla salvaguardia del creato. Occorre anzitutto puntare su un altro stile di vita, educando all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente, stimolando ad una “conversione ecologica”, capace di portare ad una vera gioia e ad una pace duratura. “Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare…” (n. 204).
La sfida ambientale si congiunge a quella educativa, fondata sulle possibilità dell’uomo a crescere nella consapevolezza delle proprie responsabilità ed a agire di conseguenza in maniera ecologicamente sostenibile e solidale, anzitutto nell’ambito della famiglia. Occorre creare una “cittadinanza ecologica”, in cui reciprocamente ci si aiuti ad “aver cura del creato con piccole azioni quotidiane… fino a dar forma ad uno stile di vita” (n. 211). Occorre sviluppare una “spiritualità ecologica”, fondata nella sequela di Gesù, di cui Francesco d’Assisi è testimone eloquente: “Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale, e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana” (n. 217). “ La spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco. E’ un ritorno alla semplicità che ci permette di gustare le piccole cose” (n. 222). Questa spiritualità, per i credenti, è nutrita dalla partecipazione ai sacramenti e, in particolare, all’Eucarestia, della domenica, dove lo spazio del riposo e della festa ci aiuta a gustare il dono di Dio nel creato intero ( cfr n. 237). Si sperimenta così come l’universo viva nel grembo della Trinità e il Dio vivente si offra in tutte le Sue creature al riconoscimento e all’adorazione della Sua trascendenza e della Sua provvidenza (cfr nn. 238-240).
Modello della creatura che percepisce tutto questo in umiltà e amore è Maria, “Madre e Regina di tutto il creato”.
L’enciclica si conclude con due preghiere: l’una offerta a tutti i credenti, la seconda specificamente ai cristiani.
Emerge ancora una volta la sensibilità dialogica di questo Papa. Egli mostra una costante attenzione all’altro, tanto all’esperto di questioni ambientali, quanto a ogni persona desiderosa del bene comune, sia al non cristiano, che al discepolo di Cristo. Egli dà voce alla collegialità: numerosi sono i documenti di episcopati citati, voci di popoli e di situazioni che nei diversi continenti fanno avvertire l’urgenza di una conversione ecologica che coinvolga l’intero “villaggio globale”. Un’enciclica per i cattolici, certo, ma in grado di parlare a tutti, perché la nostra casa comune riguarda ogni persona umana e nessuno può chiamarsi fuori dalla responsabilità verso di essa. L’accuratezza dell’analisi, la forza della denuncia anche politica , il rigore delle motivazioni date alle proposte avanzate, sia razionali che propriamente teologico-spirituali, le implicanze esistenziali che vengono suggerite fanno di questa enciclica un dono e una provocazione all’umanità intera.
Come il santo di cui porta il nome, papa Francesco ha saputo dar voce in queste pagine alla famiglia umana e a ciascuno dei suoi membri, invitando tutti a unirsi non solo con le parole, ma anche e soprattutto con la vita, al Cantico delle Creature del Poverello d’Assisi, autentico fratello universale.

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