Attualità (7-08-2016)

IL PICCOLO GREGGE

Diciamo “piccolo gregge” e con facilità pensiamo alla minoranza. Sulla bocca di Gesù queste parole sona di consolazione. La comunità cristiana, che vive nella storia, è sempre un “piccolo gregge”: non trascura la visibilità e la consistenza, ma si esprime sempre nella sua “piccolezza evangelica”, che esalta l’umiltà di chi pone la sua fiducia nel buon Pastore e nel suo Regno.

A un regno ben diverso appartengono i termini di maggioranza e minoranza del linguaggio socio-politico. La democrazia è il governo della maggioranza. Non si può schiacciare la minoranza, pena il venir meno della democrazia.
Queste dinamiche tipiche della vita politica – schieramenti, ricerca del consenso, campagne elettorali, partiti – non hanno nulla a che fare con la comunità cristiana e con la “piccolezza” evangelica: è pericoloso scivolare da un linguaggio all’altro. Il “piccolo gregge” in senso evangelico ci aiuta a recuperare un’ecclesiologia più missionaria a livello di vita quotidiana, con una comunità che si sente ed è effettivamente pellegrinante e aperta al mondo. In fondo è quello che la stessa tradizione ci consegna, anche se spesso la visibilità, la quantità, la consistenza e gli onori hanno prevalso.
Riconoscersi “piccolo gregge” ci porta ad accogliere una visione di chiesa meno preoccupata di rafforzare se stessa e più impegnata nell’annuncio e nella carità. Ogni famiglia cristiana, ogni comunità è “piccola chiesa”, dove si ascolta la parola di Dio, si attua l’accoglienza reciproca e si pratica l’annuncio in modo semplice e quotidiano. Ma proprio quando le comunità ecclesiali sono ridotte di numero, la fede cristiana ha ancor più bisogno della comunità per vivere la relazione con il Signore in un legame, in una famiglia. Nello stesso tempo quando la comunità è piccola e poco visibile, la missione che essa svolge continua ad avere un’incidenza universale, secondo la logica evangelica (v. Lumen Gentium, 9).
Non ci possiamo consolare con slogan, tipo “piccolo è bello” o “pochi ma buoni”, col rischio dello spirito settario e della critica esasperata e della rassegnazione supina alle mode del tempo.
Il piccolo gregge deve sempre guardare con speranza al futuro, anche se vive qui in Europa il dramma del declino della vecchia cristianità europea. Il piccolo gregge si affida con fiducia al Pastore buono, sapendo che “il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata” (Mt 13,33). La breve parabola non è solo una parola di conforto, è anche l’invito a uno stile missionario che sa assumere le fatiche della storia con la certezza che nulla va perduto.

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