Attualità (8-04-2018)

PER UNA FEDE CHE CRESCE

I dubbi fanno parte del normale cammino di fede, non ne dobbiamo provare vergogna o colpa, né leggerli come segni di fragilità e di debolezza. Alcune persone se ne confessano come se fossero peccati. In una vera esperienza di fede, molto probabilmente, i dubbi non scompariranno mai. Anzi, molto spesso sono proprio i dubbi a fondare una fede viva e autentica: Anche chi ama non è immune dai dubbi!
Anche noi, come Tommaso, abbiamo bisogno di vedere, di toccare, per dare alla nostra fede un fondamento sicuro.
La fede non si produce magicamente, all’istante. Nasce da un percorso, da un itinerario che ha molto a che fare con una gestazione e con il travaglio che la porta a compimento.
Dove e come cresce la fede? Non occorre che percorriamo mari e monti: lì dove siamo il Cristo ci raggiunge, nonostante le nostre paure, le nostre porte sbarrate, per condurci a riconoscerlo nella fede. Perché questo avvenga, tuttavia, bisogna lasciarsi alle spalle paure e sospetti, bisogni antichi che si prestano a equivoci, ed aprirsi invece al dono dello Spirito, alle sorprese di Dio.
La fede è sempre legata a un’esperienza: essa permea la vita di una persona e la trasforma attraverso un processo di conversione e di salvezza. All’esterno la convinzione interiore si esplicita in una testimonianza concreta e quotidiana, che strappa la persona all’egoismo e alla concentrazione sui propri interessi e la apre ad una solidarietà più vasta, ad una giustizia più esigente, ad una carità più generosa. Il comportamento del credente deve riflettere l’adesione al Dio di Gesù Cristo e lasciar trasparire la fede attraverso scelte coerenti e decise.
La fede cresce nella chiesa e dalla chiesa. E’ un aspetto che di solito si rischia di ignorare. La Parola di Dio ci parla di una comunità che è “un cuore solo e un’anima sola”. E non si tratta solo di sentimenti: lo dimostra una condivisione concreta, una fraternità in cui ognuno si impegna ad essere “pane spezzato per la vita di tutti”. E’ qui che la fede e l’amore si manifestano insieme. La prova che siamo figli di Dio è l’amore verso il fratello.
Il cristiano non è un navigatore solitario, ma uno che affronta l’avventura dell’esistenza assieme ad altri, ad un equipaggio dove esistono mansioni differenti. Se si dimenticano questi due aspetti si cade nell’individualismo, e allora la comunità diventa un peso inutile; o in una massificazione comunitaria, in cui non si valorizzano le esperienze e i doni di ciascuno.
Spesso, nell’intento di restare fedeli alla fede intesa come “dottrina” e alle cosiddette “tradizioni” che si sono costituite lungo i secoli, i cristiani dimenticano la fedeltà all’oggi, al mondo in cui si trovano, alla cultura e al suo linguaggio.
Nel dire la propria fede i cristiani non devono irrigidirsi entro una corazza, che sembra dare più sicurezza, ma esporsi con le proprie parole e con la propria cultura. Non ci si può fermare all’affermazione delle verità di fede, che spesso non sono capaci di guidarci nelle risposte a chi, soprattutto ragazzi e giovani, ci chiede conto della nostra fede. La risposta non può essere soltanto teologicamente corretta, ma deve passare anche attraverso la nostra esperienza personale, col rischio di qualche piccolo errore o qualche imperfezione.

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