Attualità (9-03-2014)

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CRITICHE E “CHIACCHIERE”

La nostra Comunità Pastorale è costellata da molti momenti (celebrazioni. catechesi, incontri di preghiera e sulla parola di Dio) e iniziative di carità ( Centro “Ti ascolto”,, accompagnamento degli infermi,, la Ficaia per l’accoglienza, il progetto Yalgo, Muhura…) che sono molto intense e arricchenti, e che, com’è giusto, restano nel silenzio e nel nascondimento, mentre altri argomenti saltano agli onori delle cronache e sono oggetto di lettere firmate e anonime al parroco e al vescovo. Persino il Sindaco e la Giunta hanno voluto partecipare al coro, dando alle stampe una lettera aperta ai cristiani delle nostra comunità pastorale. Ma, soprattutto sono numerose le “chiacchiere”, come direbbe Papa Francesco, che, certo, non fanno bene alla comunità e, forse, neanche a chi le mette in circolo e le diffonde. Esse provengono, in genere, da persone e gruppi formali e informali, che non prendono parte ai momenti decisionali della comunità, e, in alcuni casi, neanche a quelli celebrativi, e sono:

1.Persone e gruppi per i quali la religione si esplica primariamente nelle tradizioni, che danno una evidenza esteriore e solenne alla Chiesa di fronte al mondo; contribuisce a questo la presenza delle autorità e i carabinieri in alta montura. Per costoro una processione vale più della messa, e dell’ascolto della parola di Dio. Nell’esperienza della fede non c’è novità, ma solo ripetizione.

2.Coloro che identificano la fede con l’adesione incondizionata a verità indiscutibili (dogmi) e l’obbedienza a precetti e obblighi. Per costoro non è necessario l’ascolto della parola di Dio, perché tutto è già conosciuto e chiaro, né è opportuno il dialogo con chi la pensa diversamente.

3.Persone che intendono il loro impegno di fede comunitario come “prendere la messa” la domenica ad un costo di tempo e di coinvolgimento personale più basso possibile. Per costoro l’orario delle messe deve accomodare il maggior numero di persone, indipendentemente dalla partecipazione quantitativa e qualitativa e dagli impegno dei celebranti.

4.Famiglie che partecipano poco alla vita della comunità, ma vi si rivolgono come ad un erogatore di servizi religiosi: battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni, funerali, benedizioni, senza la disponibilità a mettere in discussione il proprio rapporto con Dio, con la fede e con la comunità.

5.”Collaboratori” disponibili a dare il loro apporto senza cercare di collocarlo in un progetto più ampio di comunità e in una visione più aggiornata della chiesa, e, perciò, partecipano scarsamente ai momenti formativi e di programmazione e di verifica.

6. Persone e gruppi legati a modi devozionali di intendere la fede e rifiutano ogni altra proposta. Hanno fatto pullulare diversi gruppi di preghiera non comunicanti fra di loro e disinteressati al cammino della comunità.

7 Persone e gruppi che si identificano in precise ideologie sulla vita personale e comune, alle quali vorrebbero sottoporre la società e la chiesa.

8.Portatori di interessi economici individuali, che usano beni della chiesa per il proprio profitto e prestigio personale.

9. Organizzazioni un tempo legate alla parrocchia, ne hanno occupato spazi di cui rivendicano il diritto, pur avendo, nel tempo, affermato la propria completa autonomia giuridica, morale, culturale e operativa.

10. Gruppi nati per l’animazione della liturgia, ma non ne hanno seguito o condiviso l’evoluzione e il rinnovamento, e, invece di servire l’assemblea, la usano come platea di spettatori e ascoltatori delle loro esibizioni.

11. Persone e istituzioni che vedono con sospetto qualsiasi presenza della chiesa che non sia nel “sacro” in senso stretto, che mal sopportano il suo impegno verso i poveri, specie se “diversi” e verso il sud del mondo. Vogliono una assenza o insignificanza della comunità cristiana in ordine al bene della gente, perché così “si fa politica”.

Queste questioni sono state viste da molti e dagli stessi promotori, come delle “beghe” con il parroco. Così si formano fazioni, chi sta per l’uno e chi per l’altro. Più che stare attenti ai valori e all’etica, si applicano etichette, che è sempre un modo per disinteressarsi della comunità. In realtà queste questioni riguardano l’identità e la fisionomia che tutti insieme vogliamo dare alla comunità, riducendo il più possibile i condizionamenti di chi usa la comunità per interessi, obiettivi e valori non condivisi. Sono numerosi coloro che si impegnano a dare alla comunità un volto più consono al volere del Signore e alle necessità dei tempi, e le “chiacchiere” non risparmiano neanche loro. Interroghiamoci su quale modello di comunità vogliamo costruire: se un modello antico, sempre uguale, che perpetua anche  limiti e contraddizioni che la chiesa ha cercato di superare e correggere per una testimonianza più chiara del vangelo dell’amore di Dio. Ogni membro della comunità ha la possibilità di partecipare e di proporre e ha diritto di criticare quando le cose non vanno secondo le decisioni prese insieme. Le critiche a distanza di chi non partecipa, le “chiacchiere” e le maldicenze non servono a nulla.

 

 

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