Attualità (1-10-2017)

LA SPERANZA DI UN MONDO MIGLIORE

La speranza è una cosa seria, perché suscita la nostra libertà. C’è il rischio che si dica di no alla speranza, condannando la persona alla rassegnazione e al fallimento. E’ seria perché quando l’essere umano ha sperimentato la chiusura e il fallimento, è necessario che incontri qualcuno o si trovi a vivere un’esperienza che lo libera dalla chiusura e dalla sfiducia, e gli restituisca la possibilità di dire sì alla vita e all’amore.
Ma non si può partecipare al nuovo se non si è nuovi. Il mondo nuovo è per quelli che sono pronti ad essere uomini e donne nuovi. Si illude, allora, chi pensa di rinnovarsi unicamente con un rito, chi pensa che basti l’appartenenza ad una religione, ad una tradizione, ad una cultura, ad un paese, ad una famiglia.
La novità esige un cambiamento totale, e il cambiamento richiede una variazione radicale delle proprie scelte e dei propri comportamenti per non rischiare di essere tagliati fuori dalla speranza. E’ un percorso irto di ostacoli: c’è innanzitutto chi “non ha tempo”, perché considera il tempo sua proprietà, come del resto la sua vita. L’uomo allora si considera il padrone e usa e consuma tutto a suo piacere, anche Dio! E tutto ciò che non serve ad esaudire la sua voglia di benessere, a soddisfare le sue esigenze, a compiere miracoli che producono successo, carriera, prestigio, piacere e e potere, non ha senso di esistere.
Alcune seduzioni, poi, fanno da scoglio alla speranza di un mondo migliore: Il godimento ricercato come fine a se stesso e senza alcuna regola se non quella di godere il più possibile; la ricchezza avidamente accumulata, procurata, posseduta e goduta; l’ambizione e la superbia, sempre a caccia di consenso e di successo, quali premesse per garantire il potere di asservire altri e di manipolarli a proprio uso e consumo. Per vivere autenticamente la speranza si impongono dunque delle scelte: l’ascesi della rinuncia a ciò che è illecito anche se a portata di mano, a tutto ciò che mortifica la nostra esistenza e la sottrae all’apertura ai valori più alti (l’importanza data all’effimero, le lettura e gli spettacoli dispersivi, le spese superflue, le chiacchiere inutili…); l’etica della responsabilità che nasce dalla percezione che il Bene è universalmente all’opera nel creato e nella storia, libera dall’ansia di piacere agli altri, affranca dalla servitù del presente e permette di vivere l’oggi con attenzione e con rispetto, disposti ad avere tempo per noi stessi, per i nostri cari e per gli altri.
Bisogna cercare e scoprire questo Bene, e poi raccontarlo con partecipazione e passione.

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