E’ Domenica (19-04-2020) IIa domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Riflessioni del Vangelo Varie

BEATI COLORO CHE CREDONO

La vita della prima comunità cristiana mostra come la perseveranza sia la base di una convivenza possibile e fruttuosa.
La prima lettura cerca proprio di trasmettere la capacità dei membri della comunità di stare saldi a quelle che sono le dinamiche vive in grado di permettere ad ogni uomo di essere salvo. Il mettere tutto in comune e lo spezzare del pane che ricorda la totale donazione del Signore ci consegnano il modello di vita comunitario.
La seconda lettura pone l’accento sul fatto che, nonostante che la vita comunitaria su questa terra possa sembrare faticosa e ricca di prove, la speranza alla quale Dio ci ha rigenerati concede di raggiungere l’eredità da lui stesso promessa, celeste, perciò incorruttibile, della salvezza eterna. L’amore e la fede che comincia qui permetteranno all’uomo di salvare la sua anima.
Il vangelo rende ancor più concreta questa speranza, già a partire dal vissuto terreno. Il Signore appare ai suoi dopo la risurrezione, ottenendo reazioni diverse e tuttavia tutte portatrici di salvezza se i discepoli confessano immediatamente il Signore come Dio, mostrandogli tutta la loro gioia, la perplessità di Tommaso al vedere e toccare il Maestro diviene subito fede.
La replica del Risorto lancia un ponte ai futuri credenti nel nome di Gesù Cristo, promettendo loro la vita eterna.

II DOMENICA DI PASQUA
(DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA)

Nella II Domenica di Pasqua, il brano del Vangelo secondo Giovanni ci presenta la figura di Tommaso, l’incredulo. All’inizio del brano ci vengono descritti gli Apostoli che, smarriti e spaesati dopo la risurrezione di Gesù, sono chiusi nel cenacolo. Dal loro timore traspare il fatto che non hanno ancora compreso appieno il senso della Resurrezione e sembrano temere che Gesù li abbia abbandonati. Ma Gesù si manifesta e affida loro l’importante missione di diffondere e testimoniare la sua Parola. “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”: con queste parole Gesù dà inizio alla missione degli Apostoli, gli inviati. Essi non saranno soli, ma saranno sostenuti dalla forza dello Spirito Santo, che dà loro il coraggio e la forza per annunciare in tutto il mondo il messaggio d’amore di Cristo, formando la Chiesa, la comunità dei credenti.
Non tutti gli Apostoli, però, sono presenti a questo avvenimento. Tommaso, infatti, non era con loro e, quando gli viene riferito l’accaduto, reagisce con l’incredulità: come gli altri discepoli prima dell’apparizione di Gesù, anche lui è deluso dalla lontananza che avverte dal suo Signore. Gesù allora, nella sua grande misericordia, appare nuovamente ai discepoli quando anche Tommaso è presente. Alla vista delle ferite del Signore, Tommaso sperimenta una conversione immediata: “Mio Signore e mio Dio!” sono le parole con cui professa sinceramente la sua fede. Le ferite del Cristo Risorto indicano a Tommaso la via della salvezza, una via che non è sempre facile da percorrere, ma che è fonte di grande gioia: quella gioia pasquale che scaturisce dalla consapevolezza di essere amati da Dio e che deve tradursi in testimonianza convinta al prossimo.

IIa DOMENICA DI Pasqua- cliccaci sopra per vedere le letture

PASQUA E CORONAVIRUS

S. Gregorio Magno dice che la Scrittura cresce con coloro che la leggono. Esprime significati sempre nuovi a seconda delle domande che l’uomo porta in cuore nel leggerla. E noi, in questi giorni, abbiamo letto i racconti della Passione, morte e risurrezione di Gesù con una domanda, anzi con un grido, nel cuore che si leva da tutta la terra. Dobbiamo cercare di cogliere la risposta che la parola di Dio dà ad esso.
Il racconto della passione ci ha ci ha narrato il male più grande mai commesso sulla terra: lo possiamo guardare o dalle sue cause, o dai suoi effetti. Se ci fermiamo alle cause storiche della morte di Cristo ci confondiamo e ognuno sarà tentato di dire come Pilato: “Io sono innocente del sangue di costui” (Mt 27,24). La croce si comprende meglio dai suoi effetti: resi giusti per la fede in lui, riconciliati e in pace con Dio, ricolmi della speranza di una vita eterna (cf Rom 5, 1-5).
Ma c’è un effetto che la situazione in atto ci aiuta a cogliere in particolare. La croce di Cristo ha cambiato il senso del dolore e della sofferenza umana. Di ogni sofferenza, fisica e morale. Essa non è più un castigo, una maledizione. E’ stata redenta da quando il Figlio di Dio l’ha presa su di sé. La prova più sicura che la bevanda che qualcuno ti dà non è avvelenata è se lui beve davanti a te dalla stessa coppa. Così ha fatto Dio: sulla croce ha bevuto, al cospetto del mondo, il calice del dolore. Ha mostrato così che esso non è avvelenato, ma che al suo fondo contiene una perla.
E non solo il dolore di chi ha fede, ma ogni dolore umano: Egli è morto per tutti. “Quando sarò elevato da terra, aveva detto, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). Tutti, non solo alcuni. Grazie alla croce di Cristo, la sofferenza è diventata anch’essa una specie di “sacramento universale di salvezza” per il genere umano.
Tutto questo getta una luce sulla situazione drammatica che stiamo vivendo. Anche qui, più che alle cause, dobbiamo guardare agli effetti. Non solo quelli negativi, di cui ascoltiamo ogni giorno il triste bollettino, ma anche quelli positivi che solo un’osservazione più attenta ci aiuta a cogliere.
La pandemia del Coronavirus ci ha bruscamente svegliati dal pericolo maggiore che hanno sempre corso gli individui e l’umanità, quello dell’illusione di onnipotenza.
Abbiamo l’occasione di celebrare quest’anno uno speciale esodo pasquale, quello dall’esilio della coscienza. E’ bastato il più piccolo e informe elemento della natura, un virus, a ricordarci che siamo mortali, che la potenza militare e la tecnologia non bastano a salvarci. “L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” (Sal 49, 21). Quanta verità in queste parole!
Dio sconvolge i nostri progetti e la nostra quiete, per salvarci dal baratro. Ma attenti: non è Dio che con il Coronavirus ha voluto punire la nostra orgogliosa civiltà tecnologica. Dio è alleato nostro, non del virus! “Io ho progetti di pace, non di afflizione” (Ger 29, 11). Se questi flagelli fossero castighi di Dio, non si spiegherebbe perché essi colpiscono ugualmente buoni e cattivi, e perché, di solito, sono i poveri a portarne le conseguenze maggiori. Sono forse essi più peccatori degli altri?
No! Colui che un giorno pianse per la morte di Lazzaro, piange oggi per il flagello che si è abbattuto sull’umanità.

6 thoughts on “E’ Domenica (19-04-2020) IIa domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

  1. In questa lettura intravedo un urgenza un’appello a noi di questo tempo… Come abbiamo vissuto il vangelo fino a oggi? Abbiamo seguito colui che ci vuole felici, oppure abbiamo cercato di fare da soli? La parola è chiara efficace è una spada a doppio taglio che entra nelle midolla e squarcia il nostro intimo, Gesù ci dice.. “Senza di me non potete fare niente” ecco perché ci invita a essere comunità, famiglia, perché insieme ci possiamo sostenere ecco perché risuona nel mio intimo la prima comunità, tutti concordi nell’ascoltare la parola e nel condividere ogni cosa insieme. Infatti anche un canto che spesso viene cantato mi crea domande….e dice… Quando Pietro gli apostoli e i fedeli vivevano la vera comunione mettevano in comune i loro beni e non c’era fra loro distinzione, noi cantiamo…… Ma lo viviamo? Se non è così rimarranno solo parole , credo che l’invito che Gesù ci fa è quello di tornare alla prima comunità, uniti nella preghiera. Un saluto grande

    1. Una cosa che mi fa tanta paura è che della mia fede rimangano solo belle parole. Di fonte a grandi ideali, come comunione, famiglia, unità nella preghiera, è facile impallidire e scappare via per la vergogna. Credo che si debbano affrontare, sia singolarmente che come comunità, a piccoli passi, cadenzati da tanta buona volontà quanto da tanto ascolto della parola di Dio, perché il cammino alla fine sia nella direzione della sua volontà. La buona battaglia si combatte quotidianamente, cercando di aderire ad un cristianesimo genuino a cui lo Spirito Santo ci chiama oggi come ieri.

  2. Pace a voi! Per tre volte nel brano del vangelo risuona questo intimo saluto. Gesù, che è identificato con il principe della pace, si presenta ai suoi, riuniti nel cenacolo, con l’augurio di fare un’esperienza di pace, esperienza di Lui, comunione con Lui, il prossimo e l’intero creato. E ciò che Dio augura subito si realizza: Gesù è in mezzo a loro, credenti e increduli! Il saluto è lo stesso per tutti, perché la salvezza è per tutti; come ci ha ricordato padre Raniero Cantalamessa lo scorso Venerdì Santo “Quando sarò innalzato attirerò tutti a me”. Questo mi è di grande conforto, perché so che quella salvezza è anche per me, che io sia santo oppure no, che abbia una fede salda o vacillante, che sia arrivato ad adorarLo o balbetti ancora il Padre Nostro. Che abissale pazienza ha il nostro Dio!

  3. Il Signore appare agli apostoli increduli e paurosi e perplessi anche se il loro cuore è pieno di gioia nel vederlo noi siamo come Tommaso saremmo più contenti se lo potessimo vedere toccare siamo increduli non crediamo a quello che la Chiesa ci propone siamo attaccati alle cose terrene e non a quelle del Signore ecco perché è difficile per noi convertirci non ci lasciamo aiutare dallo Spirito Santo che è forza coraggio e franchezza la vita è piena di prove il dolore la tristezza la solitudine ci rendono il cuore duro perché ci sembra che Gesù sia lontano non ci aiuti ma siamo noi che non ci abbandoniamo a lui non gli permettiamo di far parte del nostro dolore e della nostra sofferenza, non c’è: invece Lui che è Amore cammina al nostro fianco donandoci la sua luce e la sua grazia

  4. Prima di tutto grazie per il servizio che ci dai don Giorgio, che ci permette di stare vicino almeno spiritualmente. Il vangelo di oggi è bellissimo, perché ci parla e ci interpella direttamente. Dio nella sua misericordia ci ama, ci accoglie, ci accetta come siamo e ci invita a fare con noi stessi, prima ancora che con gli altri la stessa cosa. Ti chiedo di ricordare nelle tue preghiere (…)

  5. Alcune considerazioni sul Vangelo della II domenica di pasqua. L’apparizione di Gesù agli apostoli segna l’inizio di una nuova era del’umanità, l’era della diffusione del messaggio di Amore Universale di Dio per tutti gli uomini e, soprattutto, l’era della diffusione e della condivisione di questo messaggio nel mondo. E’ un passaggio epocale che segna la nascita di una nuova umanità basata sui valori unici ed universali della dottrina cristiana ed in questo senso penso si debbano leggere anche le parole che Don Giorgio ha pronunciato nell’omelia pasquale, particolarmente il concetto che in tal senso Pasqua è una ripartenza, é l’inizio di un nuovo cammino ; nuovo come il messaggio che gli apostoli inizieranno a diffondere e nuovo perché ogni anno ci vede impegnati a modellare la nostra attività di comunità sulla base delle mutate esigenze della società. E’ per questo necessario rinnovamento che ogni anno questa ri-partenza è diversa da quella precedente e da quella che verrà. L’unico elemento costante che deve rimanere in noi ogni anno è invece, come ricordava Don Giorgio, la nostra apertura verso il prossimo perché credo che a volte la difficoltà più grande sia quella di non riuscire a vedere il fratello in difficoltà che magari é accanto a noi o davanti ai nostri occhi e nel quale troviamo il Maestro.
    Per quanto riguarda l’auspicio di Don Simonetti alla “guarigione” é chiaro che il primo pensiero va a ciò che di negativo il Covid 19 rappresenta da un punto di vista di minaccia sanitaria ma sono del parere che dovremmo andare oltre quest’aspetto ; perché questo flagello deve farci avvertire la necessità improrogabile di “guarire” a partire dal nostro animo, troppo inaridito, prono all’egoismo, conformato all’individualismo e pronto a idolatrare i miti che il consumismo ci propina. Un animo che peraltro riteneva di aver raggiunto la piena autosufficienza morale, impegnato com’era a stabilire ciò che é il bene e ciò che é ingiusto solo in base agli interessi economici e socio-politici di convenienza.
    E invece si deve tutti riflettere sull’importanza e la bellezza di quel movimento spontaneo che in tutto il paese ha visto le comunità cattoliche piccole e grandi cercare di raggiungere tutti tramite i nuovi sistemi di comunicazione e su come si deve lavorare tutti insieme affinché questo patrimonio non vada perduto. Un movimento che rappresenta una rinascita e una risposta a quella marea di materialismo montante che silenziosamente e subdolamente ci stava avvelenando.
    E non dimentichiamoci del volto di Francesco in Piazza San Pietro la sera del 27 marzo, volto che traduceva la sua sofferenza interiore per chi soffre perché è da quella sera che occorre riprendere il cammino, tutti insieme : perché questa pandemia necessita una risposta che dovrà vedere un rinnovamento del nostro stile di vita e solo insieme possiamo pensare di affrontare la sfida.

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