E’ DOMENICA (24-04-2022) – 2a Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

COMMENTO AL VANGELO II DOMENICA DI PASQUA

Nella seconda domenica di Pasqua, il brano del Vangelo secondo Giovanni ci parla della prima apparizione di Gesù ai discepoli dopo la sua risurrezione.
L’episodio si svolge nel giro di una settimana, a partire dal giorno della risurrezione. I discepoli si trovano, timorosi, chiusi in una stanza. Quel giorno, la mattina presto, Maria Maddalena si era recata al sepolcro e, trovatolo vuoto, era corsa ad annunciarlo ai discepoli, ma solo Pietro e Giovanni erano andati al sepolcro, per poi però ritornare a casa. La sera di quello stesso giorno, Gesù appare ai discepoli, viene per portare loro la luce della risurrezione, mentre si trovano ancora nel buio dello sconforto, quando ancora non è operante in loro la forza dello Spirito Santo. Gesù si presenta con le ferite che l’esperienza umana della morte ha lasciato su di Lui, il Figlio di Dio: le mani hanno il segno dei chiodi e sul fianco lo squarcio del colpo di lancia.
In quel suo manifestarsi ai discepoli, Gesù porta il dono della pace che dà gioia e affida loro la missione di diffondere il suo messaggio di amore, come egli ha fatto su mandato del Padre. Non solo: con la forza dello Spirito Santo, ai discepoli è anche data la missione di portare a tutti il perdono, la Riconciliazione, la misericordia di Dio che in questa domenica ricordiamo.
In quella stanza non c’è, però, Tommaso, che inizialmente non crede a quello che gli altri gli raccontano (come pure gli altri discepoli non avevano creduto all’annuncio della Maddalena). Gesù si manifesta quindi una seconda volta dopo otto giorni e di fronte a Lui Tommaso professa con convinzione la sua fede: “Mio Signore e mio Dio” sono le sue parole. Tommaso fa esperienza profonda della misericordia di Dio e riconosce in Gesù il centro della sua vita, il punto fermo da cui tutto si irradia.

2a Domenica di pasqua o della Divina Misericordia– clicca sopra per leggere la Parola di Dio

PER RICONOSCERE IL CRISTO RISORTO

(estratto da un articolo di Mons. Gianfranco Ravasi)

«All’inizio degli anni Trenta i sacerdoti ortodossi venivano deportati in massa in Siberia. Immaginiamoci la scena: su un vagone merci stanno caricando una colonna di preti. Tra loro molti sono vecchi e fanno fatica a inerpicarsi per la ripida scaletta. Un soldato della scorta guarda e vede che nell’apertura del vagone c’è Cristo che aiuta i prigionieri a salire. Vedendo il Salvatore, invisibile agli stessi preti, il soldato getta il fucile a terra, cade in ginocchio e crede in Dio. I martiri andavano incontro alla loro morte e il Signore li aiutava».
Così aveva risposto Andrej Sinjavskij, figura mitica della dissidenza durante il regime sovietico, a un giornalista italiano che lo intervistava sul significato della risurrezione di Cristo. La testimonianza venne poi raccolta nel 1996 in un volumetto dell’editrice vicentina La Locusta sotto il titolo Una parabola di Pasqua. Il dato significativo fu sottolineato proprio dall’intervistatore: «Perché Cristo è apparso a quel soldato e non ai preti?». Il tema ci conduce spontaneamente in questi giorni pasquali a un sorprendente fenomeno evangelico, quello delle «apparizioni» del Risorto, termine un po’ infelice perché spesso alonato nel linguaggio comune di colori preternormali o magici. In realtà nei Vangeli si usano solo i verbi «vedere», «riconoscere», «manifestarsi».
Si tratta, dunque, di incontri talora segnati da un elemento sconcertante: alcuni discepoli non riconoscono nel Cristo risorto il rabbì che avevano ascoltato, con cui avevano camminato e persino pranzato, di cui avevano ammirato i gesti straordinari. Sono come i sacerdoti ortodossi che non scoprono nella persona che sostiene il loro braccio la figura del Signore che avevano celebrato e predicato. Paradossale nel Vangelo di Giovanni (c. 20) il caso di Maria Maddalena che scambia il Risorto col custode del giardino cemeteriale ove era stata deposta la salma di Gesù. Solo all’udire la voce che la interpella, lo riconosce.
Noi ci soffermeremo su un altro caso, affidato alla penna raffinata e vivace di Luca, il terzo evangelista, nel c. 24 della sua opera. È la scena drammatica in due atti che vede come protagonisti due discepoli, un certo Cleopa e un altro anonimo. Il primo movimento del racconto vede i due in cammino da Gerusalemme verso un villaggio di nome Emmaus, situato a «sessanta stadi» dalla città santa, in pratica undici chilometri, variamente identificato dagli archeologi. I due procedono tristemente, rientrando probabilmente alla loro residenza, lasciando alle spalle il sogno di un Messia liberatore la cui vicenda è ormai suggellata da una tomba dopo una terribile esecuzione capitale. La frase che si scambieranno è velata di una nostalgia delusa: «Speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele».
All’improvviso odono dei passi di un altro viandante che cerca di raggiungerli e che intesse con loro un dialogo proprio sull’evento accaduto a Gerusalemme. Egli cerca di interpretarlo e giustificarlo secondo un progetto superiore ricorrendo alle Scritture Sacre ebraiche. Sono parole che impressionano i due interlocutori che non si sono accorti di essere ormai giunti al loro villaggio, davanti alle loro case. Ed è qui che si svolge il secondo atto, il più intenso, mentre cala il crepuscolo. L’invito all’ospite è semplice: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».
Il viandante ignoto accetta l’ospitalità. Ci si siede a mensa e qui bisogna lasciare la voce a Luca: «Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero». È necessario ricordare che «spezzare il pane» nel linguaggio cristiano delle origini era la definizione dell’eucaristia, la presenza di Cristo nei segni del pane e del vino. Su tutta la narrazione Luca ha steso un velo interpretativo: nella liturgia si leggono le Scritture (primo atto) e ci si ciba del pane e del vino eucaristico. Questo secondo atto è il tempo e il luogo – come era accaduto a Emmaus – per «riconoscere» il Cristo sempre vivente. L’evento pasquale incide, sì, nella storia come attestano la tomba vuota e le donne all’alba di Pasqua, ma nella sua sostanza è soprannaturale e trascendente. Per avere il «riconoscimento» del Cristo risorto non basta averne avuto una precedente esperienza storica, vivendo con lui in Galilea e in Giudea, ascoltandolo nelle piazze o cenando con lui. È necessario un canale di conoscenza e di comprensione superiore, quello della fede, che rende l’«apparizione» un incontro personale efficace. Come cantava Gertrud von le Fort (1876-1971): «Tu entri nel cuore della nostra solitudine / per dischiuderla come una porta spalancata… / Siamo un solo corpo e un solo sangue».

AVVISI
Domenica 24 aprile nel pomeriggio agli Sterpeti dalle ore 16 alle 18 gruppi sinodali. Invitiamo tutti coloro che lo desiderano a discutere in piccoli gruppi di discutere sulla traccia del questionario consegnato alcune domeniche fa in chiesa.
Lunedì 25 – al mattino camminata dell’amicizia, se non piove ! Ore 8 ritrovo al parco Nassirya.
Alle 15,30 agli Sterpeti Tombola.
Martedì 26 – alle ore 21 in canonica incontro sulla parola di Dio della domenica.
Alle 21 a Bozzano riunione del comitato Padre Damiano.
Mercoledì 27 – alle 18 no messa a Massarosa.
alle 21 al Don bosco incontro del Consiglio Pastorale della Comunità Parrocchiale di Massarosa.
Alle 21 nella cappella agli Sterpeti S. messa nel triduo.
Giovedì 28 – Alle 18 no messa a Massarosa.
alle 21 nella cappella al cimitero s. Messa nel triduo.
Venerdì 29 – alle 18 no messa a Massarosa.
21 in chiesa a Massarosa s. Messa nel triduo.
Sabato 30 e Domenica 1 maggio – festa della Madonna del Carmine a Massarosa. Alle 2,30 in Chiesa s. Messa e a seguire processione.
Sabato 7 – al mattino a Bozzano ritiro dei ragazzi che si preparano alla 1a Comunione. (orario 9 – 12,30).
Domenica 8 maggio – festa della mamma e nel pomeriggio festa di primavera all’ex asilo di Bozzano.

ANCORA IMPALCATURE IN CHIESA

È stato necessario chiudere e rendere inaccessibile il transetto lato Camposantino della nostra chiesa di Massarosa. Da più di un anno il ponteggio all’esterno testimoniava che quella parte del tetto della chiesa era sotto sorveglianza perché problematico. l’ultimo controllo non solo ha confermato che il degrado delle strutture lignee è in corso ma ci ha prendere la decisione (molto prudente) di interdire il transito e la permanenza di persone in quell’area al fine di scongiurare qualsiasi problema di sicurezza.
Questo monito ci sia da sprone per reperire fondi per intraprendere un restauro d’urgenza al fine di ripristinare definitivamente il tetto del transetto alla sua condizione di sicurezza e bellezza originaria.
Mettiamo la nostra chiesa e tutti coloro che in essa vengono a pregare nelle mani di Maria.

2022 24 aprile2022 24 aprile – clicca sopra perf leggere il foglietto domenicale in formato pdf

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