E’ Domenica (24-05-2020) Ascensione del Signore

Riflessioni del Vangelo Varie

IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI

Ascensione del Perugino

Le letture offrono gli ultimi momenti di Gesù su questa terra, la missione che egli affida ai discepoli e la sua definitiva posizione alla” destra del Padre”, per mezzo del quale la Chiesa può svolgere il suo ruolo di testimone agli occhi di tutto il mondo: essere luce delle genti.
Nel vangelo Gesù, che da Dio ha ricevuto “ogni potere in cielo e in terra”, ricorda come la sua assenza fisica divenga una presenza invisibile, una compagnia nei confronti dei suoi discepoli: “io sono con voi fino al compimento del tempo”. L’esito del dono della vita per i suoi amici e l’essere con loro per sempre, in modo misterioso, tuttavia reale.
La prima lettura ricorda la continua presenza di Cristo risorto vicino ai suoi e offre il continuo conforto di Gesù che mantiene fede alle promesse fatte in precedenza, richiamando così il battesimo di Giovanni Battista e affermando come, attraverso di esso, sarà possibile essere testimoni della nuova novella fino alla fine di questa terra, sia a livello geografico che cronologico. Il conforto maggiore giunge dalle parole degli angeli che rassicurano gli spettatori della salita al cielo del Maestro, confermando il suo ritorno nel mondo in cui esce di scena.
La seconda lettura assume il ruolo di vera e propria “polizza assicurativa” nei confronti di tutti i credenti:: la posizione assunta dal Cristo risorto “alla destra del Padre”, è la garanzia di poter svolgere nel migliore dei modi il compito di evangelizzare e di testimoniare il vero volto di Dio a tutti gli uomini della terra, poiché il dominio universale del Signore Gesù Cristo è tale da permettere la protezione sicura di tutti i suoi “strumenti eletti”.

SOLENNITÀ DELL’ASCENSIONE DEL SIGNORE  COMMENTO AL VANGELO

La prima Messa festiva celebrata con il popolo, dopo la sospensione per l’epidemia di Coronavirus, cade nella solennità dell’Ascensione del Signore. In questa occasione, il breve brano del Vangelo secondo Matteo in pochi versetti sintetizza efficacemente l’inizio della missione della Chiesa.
Con il termine della vita terrena di Gesù, infatti, è compito dei discepoli, nucleo primi-tivo della Chiesa, diffondere il messaggio di salvezza portato da Cristo. Egli comanda loro di fare discepoli tutti i popoli tramite il battesimo, affinché i battezzati possano a loro volta essere testimoni di Gesù e formare il popolo di Dio. L’invito rivolto ai discepoli è “andate”: la Chiesa, di cui tutti i battezzati fanno parte, non è ferma, ma è sempre protesa verso nuovi orizzonti, in un continuo percorso di maturazione e arricchimento spirituale. L’invito di Gesù, però, non si ferma ai discepoli, ma giunge fino a noi cristiani di oggi, che ancora dopo duemila anni costituiamo la Chiesa. Anche noi siamo chiamati alla testimonianza e alla missionarietà, guidati dalla Parola di Dio e dallo Spirito Santo. Certamente, gli uomini e le donne che formano la Chiesa sono esseri umani e, come tali, fragili e imperfetti. Ciò non deve, tuttavia, essere motivo di arrendevolezza o di scoraggiamento, bensì deve essere uno sprone per migliorarsi e far crescere la propria fede. Anche i discepoli, quando appare loro Gesù, dubitano, come ci riferisce l’evangelista Matteo. Ciononostante, è affidato loro l’importante compito della testimonianza del messaggio di Gesù: Dio ripone fiducia in quel piccolo gruppo di uomini, impauriti e tristi per il distacco dal loro Maestro. E ripone la stessa fiducia anche in noi! Portiamo, dunque, avanti la missione consegnataci da Cristo, consapevoli che la sua Ascensione non è stata un abbandono, ma un inizio: l’inizio del cammino della Chiesa, in cui Gesù è sempre presente.

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SI RIPARTE !

Dopo due mesi di emergenza, si sono allentate le misure di contenimento del virus. E’ cominciata la Fase 2. Per molti è stata anche un’occasione di riflessione e di sosta e un tempo utile per per guardarsi dentro e dintorno, per prendere coscienza di certi mali che esistevano già prima del virus. La sintesi più forte l’ha fatta, come spesso accade, papa Francesco quando ci ha ricordato che “ci crediamo sani in un mondo malato”.
A soffrire maggiormente l’isolamento sono state le persone più fragili, quelle che soffrono di depressione e di altri disturbi mentali, gli anziani e le persone sole, senza rapporti familiari e sociali, i bambini costretti a stare in casa senza incontrare coetanei e amici. E’ una sofferenza che abbiamo visto anche nell’aumento dell’uso di alcool e di psicofarmaci.
La ripartenza può diventare un’occasione di arricchimento e di crescita del potere delle mafie. La presenza criminale è dentro le fessure della nostra società, e la crisi ha amplificato gli spazi. Già prima le mafie trovavano terreno fertile in una società diseguale, fragile, depressa. In occasioni come questa le mafie hanno l’opportunità di svolgere attività usurarie, rilevare o infiltrare imprese in crisi con la finalità del riciclaggio, la penetrazione di nuovi mercato dei traffici della droga, la corsa ad accaparrarsi, grazie anche a deroghe e diminuzione del controlli, finanziamenti pubblici nazionali ed europei.
Un gruppo di associazioni, cattoliche e non, con a capo Libera di don Luigi Ciotti, ha lanciato la campagna “Giusta Italia”, proponendo alle istituzioni decisioni che riguardano questioni sociali, ambientali, culturali ed economiche, la giustizia sociale, cioè la vita, la storia, le fatiche, le speranze delle persone. Non basta aggiustare, bisogna costruire giustizia, promuovere dignità e libertà; realizzare un vero cambiamento per realizzare il cambiamento che è già previsto nella Costituzione. Costruire una società dei diritti garantiti, a partire da quelli fondamentali: la casa, il lavoro, l’istruzione, la salute.
Futuro e speranza nel futuro si costruiscono nell’impegno qui e ora. Il tempo dell’impegno è sempre il presente, l’”adesso” di don Primo Mazzolari. La speranza o è di tutti o non è speranza. Dobbiamo andare incontro al futuro, non attenderlo arroccati nelle nostre ansie, nelle nostre paure, nei nostri pregiudizi.
Superata l’emergenza, dovremo tener sempre presente la lezione che la lotta al virus ci ha insegnato: che per sconfiggere il male, bisogna cooperare, essere solidali, avere cura del bene comune senza abbandonare i deboli, i poveri, i diversi e i migranti. I mali sociali si nutrono degli egoismi e degli individualismi. Occorre la prospettiva di un nuovo umanesimo.

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