E’ Domenica (28-02-2021) – IIa domenica di Quaresima anno b

IMPORTANTE
SONO APERTE LE CANDIDATURE PER IL NUOVO CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE. BASTA PARLARE CON UN SACERDOTE DELLA COMUNITA’ E LASCIARE IL PROPRIO NOME COGNOME, INDIRIZZO. E’ BENE CHE OGNI GRUPPO PARROCCHIALE SI INCONTRI PER ESPRIMERE UNO O PIU’ CANDIDATI PER LE ELEZIONI DI DOPO PASQUA.

COMMENTO AL VANGELO
II DOMENICA DI QUARESIMA

Questa domenica, la seconda del tempo di Quaresima, il brano del Vangelo secondo Marco ci propone l’episodio della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Si tratta di un brano che, in questo tempo liturgico dell’anno, si carica ancor più di significato.
Gesù porta con sé sul monte tre dei suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, e li rende testimoni di una serie di eventi sensazionali ai loro occhi. Gesù viene trasfigurato, appaiono Mosè ed Elia e da una nube si ode la voce di Dio, che designa Gesù come Suo Figlio. La reazione dei tre discepoli è quella che deriva dalla logica umana: sono sbalorditi e non sanno cosa dire, provano paura. Al termine del brano, quando Gesù e i tre scendono dal monte, Gesù intima i suoi discepoli a non parlare di ciò a cui hanno assistito, come forse sarebbero stati portati a fare. Egli desidera che i suoi discepoli interiorizzino e facciano propria l’esperienza che hanno vissuto, per poi poterla testimoniare al mondo quando sarà il tempo.
Ascoltare questo brano durante la Quaresima fa riflettere su come questo tempo, in particolare, sia un cammino di preparazione che porti anche noi a trasfigurarci, a convertirci, a scavare in noi stessi per accostarci sempre più al Signore. Il mezzo tramite cui affrontare questo cammino è riassunto in quel verbo pronunciato da Dio: “Ascoltatelo!”. L’ascolto e la riflessione sulla Parola, fatta entrare nel nostro cuore, sono lo strumento con cui attuare la nostra quotidiana trasfigurazione.
Il cammino, come quello della salita sul monte, può essere a tratti aspro, possiamo essere costretti a delle soste per “prendere fiato” e ripartire più spediti, possono presentarsi degli ostacoli. Pensiamo a come deve essere stata dura la salita sul monte di Abramo, a cui Dio aveva chiesto il sacrificio del suo unico figlio Isacco. Ma la fede di quest’uomo – che è per noi un esempio – è stata più forte della disperazione ed ha detto “Eccomi” a Dio senza titubare, ricevendo così una grande ricompensa.

IIa domenica di Quaresima anno b – clicca sopra per leggere la parola di Dio

IL NUOVO CONSIGLIO PASTORALE
PARROCCHIALE DI MASSAROSA

Cosa è il Consiglio Pastorale Parrocchiale?
Durante l’ultima cena, Gesù prega il Padre di custodire i credenti, perché siano una cosa sola. E aggiunge: “Io sono in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità” (Gv 17, 1). Lo Spirito Santo è Spirito di unità. Egli anima la vita dei singoli credenti e dell’intera Comunità, la rende dinamica, operosa, benevola. È importante l’unione tra le persone, perché questa è la volontà espressa da Gesù e anche per essere coerenti con l’Eucaristia, attorno alla quale si fonda la Comunità cristiana, cioè la famiglia dei figli di Dio. In Parrocchia si svolgono tante attività: catechesi, celebrazioni, raccolte di aiuti, feste, ecc. e tutto grazie all’impegno di molti volontari. Ma sono uniti? Come le pietre “singole” non sono niente mentre se sono unite costruiscono una casa, così è nella vita della Chiesa: occorre procedere insieme per poter crescere.
Il Consiglio Pastorale, che raccoglie i rappresentanti dei vari Gruppi parrocchiali, ha lo scopo di realizzare una condivisione delle attività per arrivare all’unità.
Quando si lavora singolarmente, ci può essere la tentazione di sentirsi unici, più importanti di altri, quasi in una posizione di potere. Gesù ci ha lasciato un modo per vincere questa tentazione: essere in Comunità; infatti se il potere è condiviso, se tutti si sentono corresponsabili della crescita dei fratelli, ogni lavoro viene fatto con spirito di servizio, per il bene della Comunità.
Da queste idee nasce il Consiglio Pastorale che non è un comitato di gestione della Parrocchia, né un gruppo religioso, né un consiglio di affari economici. Esso dovrebbe porsi domande come: “La vita concreta delle nostra Parrocchia corrisponde al suo dovere di portare il Vangelo all’uomo d’oggi? Che cosa lo Spirito Santo sta chiedendo alla nostra Parrocchia?”.
Inoltre il Consiglio Pastorale è un punto di raccordo tra tutte le realtà presenti in Parrocchia, è un momento in cui si concorda il calendario delle attività pastorali, è un luogo in cui si verifica l’efficacia dell’azione pastorale svolta durante l’anno.
Lo stile del Consiglio Pastorale è il dialogo perché la voce di ciascuno è necessaria: infatti lo Spirito Santo fa conoscere i suoi consigli attraverso le parole degli uomini, a volte i più semplici e i più umili.
Perché candidarsi per il Consiglio pastorale?
Perché no? Questa potrebbe già essere una buona risposta.
Cerchiamo troppo spesso delle grandi motivazioni quando in realtà potremmo riscoprire, di fronte ad una proposta, la generosità pronta dei primi discepoli che dicono di sì alla chiamata del Signore.
La vita è fatta anche di circostanze che domandano una risposta pronta e il percorso di un cristiano non si basa soltanto su ragionamenti pensosi e calcoli precisi ma anche sugli slanci del cuore.
Detto questo sappiamo che non c’è una risposta né unica né decisiva, eppure ci sono tanti buoni motivi per dire di sì a questa proposta.
Ve ne suggeriamo sei.

* Perché voglio bene alla Chiesa
Dalla Chiesa abbiamo ricevuto la fede. E prima ancora di conoscere Gesù abbiamo incontrato dei credenti che ci hanno parlato di lui. Ci fidiamo di questa Chiesa e le manifestiamo la nostra riconoscenza facendoci carico della sua vita.
* Perché è un servizio prezioso
Una casa sta in piedi perché c’è qualcuno che se ne prende cura. Insieme ai servizi più semplici e quotidiani c’è anche quello di chi prova a pensare al bene comune di tutta la parrocchia. Non è cosa da poco.
* Perché la fede non è una faccenda individuale
Siamo chiamati in modo singolare e unico dalla grazia di Dio, ma nessuno di noi può camminare da solo. Nel Consiglio pastorale imparo a farmi carico della fede dei fratelli e a camminare al loro fianco con umile senso di responsabilità.
* Perché i doni ricevuti vanno messi in circolazione
I doni di Dio sono suoi, non una proprietà da consumare unicamente a proprio beneficio.
Se il Signore mi ha regalato una qualità, una sensibilità e una capacità particolare, metterla in comune con gli altri fa crescere me, la Chiesa tutta. Proprio condividendo il poco che credo di avere scopro in me stesso ricchezze insospettate.
* Perché è una bella esperienza di fede
Nel Consiglio Pastorale incontro la fede di tanti altri fratelli, ne vengo edificato e consolato. La fede cresce nella misura in cui è condivisa. Il Consiglio Pastorale è un modo per camminare da discepoli del Signore e non per insegnare agli altri.
* Perché “il Signore ne ha bisogno”
Quando Gesù entra a Gerusalemme sceglie un asino come propria cavalcatura. Ai discepoli incaricati a preparare il suo ingresso dice soltanto: “Il Signore ne ha bisogno”. Non è forse questa la ragione più semplice e più vera?

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