E’ Domenica (29-08-2021) – XXII domenica del tempo ordinario – anno b

Commento al Vangelo

COMMENTO AL VANGELO XXII DOMENICA T.O.

Oggi, XXII Domenica del Tempo Ordinario, riprendiamo la lettura del Vangelo secondo Marco.
L’episodio narrato questa domenica vede come protagonisti i farisei e alcuni scribi di Gerusalemme, che seguono con scrupolosità quasi maniacale tutti i precetti e le norme pratiche della Legge antica, scadendo ormai nell’abitudine piuttosto che coltivare una vera fede. Alla loro attenzione esclusiva per le regole di comportamento materiali, si contrappone ciò che dice loro Gesù, citando un passo di Isaia: “questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”.
Gesù torna a porre l’attenzione su un fatto fondamentale per vivere la fede: la centralità del cuore, dell’interiorizzazione della Parola di Dio, del raccoglimento. Tutti i gesti ormai divenuti una meccanica abitudine per i farisei sono “tradizione degli uomini”, non “comandamento di Dio”. Si tratta di una religiosità soltanto esteriore che non è espressione di una vera fede, bensì un vano gesto dettato dalla consuetudine. Per questo Gesù si rivolge ai farisei chiamandoli ipocriti. La tentazione di “meccanicizzare” e rendere abitudinaria la nostra fede riguarda da vicino anche noi oggi, che talvolta partecipiamo alla Messa prestando più attenzione alla forma che alla sostanza o partecipando solo con le labbra e non col cuore.
Nell’uomo, nel nostro cuore, però, non c’è soltanto il bene. Gesù ci mette in guardia: dal nostro cuore possono scaturire anche “propositi di male”, “cose cattive” che rendono impuro l’uomo. Dobbiamo, quindi, lasciare che il messaggio della Parola di Dio entri nel nostro cuore e lavori per educarlo, per evangelizzarlo, per renderlo come Lui ci chiede. Così facendo, possiamo essere testimoni di una fede che non si stanca, ma porta il messaggio di Gesù con gioiosa novità.

XII domenica del tempo ordinario anno b – clicca sopra per leggere la Parola di Dio


LA CHIESA E IL RITORNO AL VANGELO -1-

L’opera fondamentale della Chiesa nel mondo, dalla Pentecoste in poi, è certamente costituita dalla sua missione, missione intesa come testimonianza (martyrìa) in opere e parole attuata dai discepoli del Signore Gesù, ad ogni uomo di ogni terra. Ma oggi per far questo la Chiesa deve spogliarsi di tante false ricchezze che possiede e che non sono solo materiali. Dire questo, significa però, ricordarsi che la ricchezza è sempre un pericolo che non ci permette di accogliere il vero dono di Dio e del suo Vangelo. Ma spogliarsi della ricchezza, è anche spogliarsi delle tante immagini di Dio e delle tante inutili cose che ci hanno trasformati in cristiani iperattivi e paurosi di perdere chissà cosa, e avere il coraggio di tornare all’essenziale, che Paolo indica nella prima lettera ai Corinti “io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso (…) La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio” (1Cor 2,2-5).
Oggi, più che mai fortunati, abbiamo la possibilità di riannunciare la novità del Vangelo, Il Vangelo di Dio fattosi uomo per dirci quanto ci vuole bene e ci ama. E’ questa narrazione che dobbiamo portare ai nostri compagni di viaggio, ma è a questo Vangelo che anche noi dobbiamo convertirci, il Vangelo della Vita e del dono della Vita per amore dell’uomo.
Ci sono domande che sorgono spontanee oggi in tante persone anche credenti: che cosa aggiunge la vita cristiana alla vita umana ? Vale la pena continuare a portare la buona notizia del ‘Vangelo’? Che cosa possiamo fare, come cristiani, di diverso dagli altri ?
Puo’ succedere poi sempre più spesso che di fronte a non cristiani che ci chiedono conto della speranza che ci abita, noi dobbiamo fornire delle ‘ragioni’ e così ecco il nostro essere in stato di missione; nel tessuto della nostra vita dobbiamo tentare di dare delle risposte. Proprio in questo ‘contatto’ il cristiano deve sentirsi povero, spogliarsi di false sicurezze e far emergere l’unica speranza che ci abita: la vittoria della Vita e dell’Amore sulla morte, cioè la Risurrezione di Gesù ! Non abbiamo altre risorse autentiche da offrire, tutto il resto l’umanità può cercarlo e trovarlo da sé, ma questo annuncio di Vita viene solo dalla Risurrezione: un annuncio al quale si è liberi di aderire ( ricordiamo ancora il Vangelo di domenica scorsa quando Gesù dice ai Dodici: volete andarvene anche voi ?) ma che è lo specifico del cristianesimo.
Questo è il nucleo decisivo della fede cristiana, lo straordinario incredibile, che può essere accolto se lo si vede vissuto nei credenti più che proclamato a parole.
-continua-


Avvisi
A Bozzano il Vescovo Marchiò amico di Padre Damiano presiede la messa di sabato 28 e delle ore 11 di domenica 29.
Domenica 29 – A Nyange in Rwanda prima messa di Don Revocat.
Lunedì 30 – alle ore 21 a Bozzano Messa in ricordo di Daniele Rovetti.
Martedì 31 – A Quiesa nell’area sagra alle ore 20 cena sociale per ringraziare i volontari della Sagra della Pupporina e delle due sagre di Quiesa.
alle ore 21 a Massarosa in canonica incontro sulla parola di Dio della domenica.
Mercoledì 1 settembre – a Pieve a Elici alle ore 21 serata insieme di preghiera e confronto. Giovani e adulti passano una serata insieme confrontandosi sui temi dell’Amoris Laetitia.
Giovedì 2 – alle ore 21 al Don Bosco incontro di preparazione al Battesimo
Venerdì 3 – agli Sterpeti dalle ore 16 incontro per tutti i ragazzi della Prima Comunione di Bozzano Massarosa e Piano del Quercione. Cena al sacco con i genitori e a seguire riunione organizzativa per le prime Comunioni di ottobre.
Domenica 5 – a Gualdo alle ore 10 S.Messa e celebrazione di un Battesimo.

One Reply to “E’ Domenica (29-08-2021) – XXII domenica del tempo ordinario – anno b”

  1. Riccardo

    Gesù ci mette di fronte alla necessità che la nostra fede sia “attiva”, cioé fatta di dialogo, confronto e impegno, mentre invece scribi e farisei preferiscono una fede “passiva”, fatta di semplice fruizione di parole, riti e funzioni tanto appariscenti quanto vuote.
    Invece la nostra fede deve venire da un processo dentro di noi che é fatto di crescita e cambiamento continuo, una trasformazione ininterrotta che é la base del nostro contributo positivo e costruttivo alla comunità.
    Diversamente, con la ripetizione pedissequa e non condivisa di formule e rituali, rischiamo di cedere alla parte più negativa del nostro io, a quella parte a cui si riferisce Gesù quando parla del male che esce da dentro di noi.
    E rischiamo altresì, specie di questi tempi, di non avere gli strumenti per individuare subito le negatività che certi messaggi, veicolati da media sempre più tecnologici e sempre più inumani, possono insinuarsi dentro di noi senza che ce ne rendiamo conto.

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