E’ Domenica (3-01-2020) – II domenica di Natale

COMMENTO AL VANGELO – II DOMENICA DI NATALE

Nella II Domenica del tempo di Natale, la liturgia ci propone l’inizio del vangelo secondo Giovanni. Si tratta di un brano in cui possiamo vedere racchiusa, in pochi versetti, la vera essenza del Natale: “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
Le prime due parole del brano – “in principio” –, che richiamano il libro della Genesi, ci suggeriscono come all’interno della nostra vita tutto abbia origine in Gesù e come tutto tenda verso di Lui. Per il cristiano, quindi, dev’essere centrale la figura di Cristo e ogni nostra azione dev’essere misurata con il “metro” della Parola di Dio, contrariamente a quello che spesso facciamo, misurandoci soltanto con noi stessi. Non sempre, infatti, accogliamo in noi il Signore, e così facendo viviamo un cristianesimo incompleto: “venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Certe pagine del Vangelo possono risultarci ostiche da vivere, ci pungono sul vivo e preferiamo chiudere un occhio e accantonarle. La Parola, però, deve essere presa nella sua interezza, poiché essa è il fondamento su cui tutto si basa.
Gesù, la Parola fatta carne, è venuto sulla terra facendosi uomo come noi per poterci portare ancor più efficacemente il messaggio di amore di Dio e donarci la salvezza. È la massima espressione della sapienza, di cui parla la prima lettura dal libro del Siracide. Non si tratta di una sapienza solo teorica o mnemonica, ma di una sapienza fatta di gesti concreti, compiuti in accordo con la Parola che traccia per noi una via luminosa. È sapienza, quindi, comportarsi coerentemente con la fede che professiamo, secondo la bussola della Parola.
L’indicazione che il Signore ci dà con la sua Parola si è concretizzata, pertanto, nella venuta di Cristo, che abbiamo ricordato ultimamente con il Natale. È lui il modello a cui fare riferimento e con il quale misurare le nostre azioni ed è la via da seguire per ottenere la salvezza dal peccato.

II DOMENICA DOPO NATALE clicca sopra per leggere la parola di Dio

UN ANNO E’ PASSATO

Molti ricordano ancora, quella preghiera di Papa Francesco in Piazza San Pietro sotto la pioggia, da solo, e poi l’adorazione eucaristica, la preghiera silenziosa e la benedizione al mondo. Così nella riflessione Papa Francesco diceva:
“In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.
Sono passati diversi mesi da quel giorno, dove il cielo cupo, manifestava le nostre inquietudini interiori e le nostre paure e, sembra che non vediamo l’ora, di uscire dal tunnel, dal quale potremo uscire se abbiamo capito la lezione che non ci si salva da soli, ma solo stando insieme, remando insieme sulla stessa barca e nella stessa direzione.
Con il dilagare del covid-19 in tutto il mondo, la nostra fragilità, le nostre fragilità, ci sono piombate addosso all’improvviso e di colpo ci siamo riscoperti uomini e donne deboli e bisognosi di cura.
Il motto ‘andrà tutto bene’ – diciamoci la verità – non è stato dei più azzeccati, soprattutto nel periodo in cui molti sono stati i morti e ha rischiato di diventare uno slogan individualistico, dove ciascuno pensava a sé stesso ed esorcizzava la paura della malattia e della morte.
Anche le nostre comunità cristiane sono state trovate impreparate dinanzi alla pandemia e non sono riuscite ad essere una voce credibile nella sofferenza di molti.
I cristiani, in questo tunnel, non hanno avuto parole convincenti per spiegare e dare senso a tale evento sterminatore. Per grazia, non l’hanno più imputato a un Dio giudice che castiga i peccati degli umani, come tante volte hanno fatto lungo i secoli, non hanno proiettato sul loro Dio le immagini perverse di un Onnipotente che si fa supplicare; ma con tutti gli altri umani, viandanti come loro, hanno dovuto comprendere che in questi casi ci si salva insieme, con la cura e la custodia reciproca, con l’aiuto fornito ai più fragili. Non c’è altra salvezza se non nel fare il bene e nel tentare di amarsi. L’enigma del male, inscritto nella natura di questo mondo, è restato tale.
Papa Francesco è divenuto per molti—non solo italiani—un punto di riferimento con le sua Messa da Santa Marta ogni mattina e i suoi pensieri semplici e concreti, la sua passeggiata solitaria per le vie di Roma in pellegrinaggio e le stupende omelie della Settimana Santa e della notte di Natale.
Così, sono riprese lentamente le celebrazioni domenicali delle sante Messe (a tal proposito invito a rileggere nel giornalino di settembre 2020 l’articolo di Don Bruno ‘senza Eucarestia non c’è Chiesa’) e con esse anche la vita delle nostre comunità seppure in modo alterno e precario, che ha visto – per necessità – la nascita del volontariato dell’accoglienza alle porte delle nostre chiese.
Iniziamo questo nuovo anno finalmente con la vaccinazione di massa, nella speranza che i vacccini (diversi sono in fase di approvazione) siano per tutti, dando la precedenza ai soggetti fragili e gratuiti per tutti, senza fare speculazioni sulla salute umana. I vaccini sosterranno anche il cammino verso nuove cure mediche che, auspichiamo, grazie alla ricerca di molti, arrivino al più presto.
Questo anno passato ci ha insegnato molte cose, alcune delle quali devono darci maggiore consapevolezza che, tutti insieme dobbiamo ripartire e i più fragili in un mondo umano, non devono essere gli scartati ma le sentinelle del nostro cammino. Buon 2021.


One Reply to “E’ Domenica (3-01-2020) – II domenica di Natale”

  1. Riccardo

    L’incipit al Vangelo di oggi nella sua sinteticità riassume la grandezza e la novità portata dal Disegno del Padre Nostro per la salvezza di tutti noi.
    Infatti essa non si realizzerà non mediante l’intervento diretto di Dio ma per tramite del Figlio, del Suo Unico Figlio, che farà nascere uomo dalla Vergine Maria “facendolo come noi” perchè nell’identicità tra Gesù (peraltro immagine del padre cioè Dio) e noi si possa afferrare il concetto di fratellanza e di comunità tra tutti quelli che decideranno di seguire la Parola.
    Ma sopratutto perchè si evidenzi inequivocabilmente che la nostra salvezza verrà dalle sofferenze terrene a cui Gesù si sottoporra, fino all’estremo sacrificio, quando morendo sul Calvario per salvarci ritornerà alla sua dimensione divina.
    Certamente sarebbe stato più semplice se il perdono per il peccato originale fosse arrivato direttamente da Dio, quindi “dall’alto”, lasciando a noi il solo compito di fruitori passivi dell’assoluzione.
    E invece Dio ha scelto la strada di riscattarci tutti tramite il sacrificio del Figlio perchè comprendessimo che non possiamo essere soggetti passivi ma la salvezza può arrivare solo se decideremo di seguire l’insegnamento del Maestro.
    Si pone quindi l’accento sulla nostra “responsabilità morale”, inelidibile, che dovremo avere fin dal primo momento in cui sceglieremo di seguire il Vangelo, una responsabilità non solo verso Dio e verso noi stessi ma anche verso tutti gli altri credenti.
    Già, perchè l’attuazione del messaggio cristiano presuppone la collaborazione e l’azione di TUTTI NOI, in altri termini é un lavoro collettivo, corale dove chiunque deve e può operare, senza preoccuparsi non di quanto può dare ma della sincerità, gioia e trasporto verso il prossimo con cui si dona la propria opera.
    Tanti contributi piccoli, fatti col cuore e l’anima, fanno tantissimo perche smettiamo di diventare tanti piccoli, isolati e limitati “io” per diventare quel “noi” del popolo di Dio.
    E ciò potrebbe farci vedere l’Avvento sotto una luce diversa, non l’attesa passiva del Salvatore che ci redimerà “a prescindere” ma l’attesa del fratello che ci insegnerà cosa e come fare per essere parte attiva al cambiamento e alla salvezza.

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