Vangelo della domenica (20-01-2013)

DOMENICA 20 GENNAIO:  II° DEL TEMPO ORDINARIO
LE NOZZE DI CANA

Il tempo ordinario ha come caratteristica la celebrazione globale della creazione e della redenzione, senza spezzettare il disegno di Dio in aspetti particolari come fanno i cicli annuali della celebrazione del mistero pasquale e dell’incarnazione. E’ il ritmo delle domeniche a dare consistenza a questo tempo dell’anno. La gioia è il respiro della fede. Isaia la annuncia (prima lettura) in una realtà di completa distruzione e desolazione di Gerusalemme. Crisi economica, crisi di fede, crisi di moralità, crisi di progettualità.. In tutte queste situazioni il credente annuncia che Dio è sempre nuovo e il futuro non necessariamente è negativo.
Le letture di oggi usano le immagini del vino e delle nozze per descrivere quanto sia liberante la relazione tra Dio e l’uomo e definisce la volontà di Dio di non abbandonare l’uomo e la possibilità della festa che non si esaurisce, ma che trova continuità e futuro da un vino nuovo, abbondante e migliore del vecchio: Gesù e la sua visione della vita, della morte, della relazione col Padre. Nelle nostre comunità vi sono esperienze positive, magari non clamorose, ma qualche volta osteggiate a causa della diffidenza di tutto ciò che è nuovo e provoca una seria riflessione sulla nostra vita di singole persone e di comunità. La bellezza del messaggio evangelico non smette mai di provocare, stupire, far gioire… il fatto che comunque là dove si dà la vita, la vita risorge. Da qui nasce la varietà dei ruoli e dei servizi che dovrebbero animare sempre la comunità cristiana /seconda lettura).
La comunione non si costruisce sull’uniformità, sull’omogeneità e sulla ripetizione di riti ed eventi, ma sulla diversità che diventa ricchezza di molti doni e servizi.
I doni che ognuno ha sono per servire i fratelli e non privilegi: essi esigono una solida spiritualità oblativa. Nella comunità dei credenti non c’è spazio per nessuna rivendicazione personale o di gruppo, ma soltanto per la volontà di servire, di offrire ciò che si è e si possiede per la crescita dell’unico corpo, quello di Cristo.

 

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