Vangelo della domenica (12-07-2015)

Riflessioni del Vangelo

dom XV del t.o.MANDATI A EVANGELIZZARE

Il profetismo, in Israele, non è una istituzione, come il re e il sacerdozio: Israele può darsi un re, ma non un profeta: questo è un dono di Dio, oggetto di una promessa, accordato liberamente. Profeta si diventa per una speciale chiamata divina, non per designazione o consacrazione degli uomini.
Il vento soffia dove vuole, e nessuna costrizione umana può bloccare la sua azione. Amos non è, come Amasia, un profeta stipendiato dal re, o un “cappellano di corte”. Egli è stato scelto da Dio e quindi è libero da legami umani, l’unico suo linite è la verità, la fedeltà a Dio che l’ha scelto (1° lettura).

L profeta ha una vocazione speciale, una missione, che non trova riscontro o analogia con altre professioni. E’ un uomo apparentemente sradicato dal suo mondo e da se stesso e disponibile per annunciare una parola che non è sua, ma di Dio.
Lo stesso si può dire per l’apostolo di Cristo; la descrizione del suo equipaggiamento evidenzia le esigenze che stanno alla base dell’azione missionaria: “E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio”. Chi annuncia non deve aver nulla che lo appesantisca, deve essere leggero e sgombro, non tanto di bisaccia e di mantello, quanto piuttosto libero da interessi umani, da ideologie Da difendere, da compromissioni con i poteri di questo mondo. Queste cose non gli permettono di essere libero, lo condizionano, ne intralciano il lavoro, ne affievoliscono lo zelo, gli impediscono di essere credibile.
La libertà dalle cose non è il solo prezzo da pagare per non compromettersi. Ciò che è chiesto al profeta è di svestirsi di se stesso, di non contare sulle proprie capacità o spirito d’iniziativa per rendersi “messaggio”, un messaggio che è la proposta di un piano di cui Dio solo ha l’iniziativa.
L’uomo è chiamato a collaborare alla costruzione di una storia al cui termine sta l’incontro col Padre.
La parola di Dio e il suo regno non si devono confondere con i poteri umani, con i loro progetti, con le loro strategie. Per esempio: come si possono invitare, in posizioni di evidenza e di privilegio autorità e personalità alle manifestazioni religiose che poi assumono decisioni chiaramente contro il vangelo, quando si tratta di assistere i poveri e accogliere gli stranieri!
Quando i cristiani lungo il corso della storia si sono fidati troppo dei loro poteri, delle loro alleanze, delle loro amicizie potenti, sostituendo l’umano al divino, il loro messaggio è risultato sempre equivoco e sminuito.

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