Vangelo della domenica (13-07-2014)

Riflessioni del Vangelo

 XV DOM.DEL TEMPO ORDINARIO LA PAROLA

XV dom anno a
“Hanno bocca e non parlano” (Salmo 113). Questa satira degli “idoli muti” sottolinea per contrasto uno dei tratti più caratteristici del Dio di Israele. Egli parla agli uomini, non solo attraverso il linguaggio silenzioso della natura, ma anche attraverso interventi nella storia e attraverso uomini che egli sceglie: i profeti e gli apostoli.

La centralità della parola di Dio, nell’Antico Testamento, prepara il fatto sconvolgente del nuovo, dove questa parola –il Verbo– diventa carne.
Anche oggi, come al tempo di Gesù, è la parola che convoca e raduna la chiesa attorno al Padre, ed è nell’approfondimento della parola che i cristiani prendono coscienza di essere famiglia di Dio, suo nuovo popolo di salvati. E’ ancora l’atteggiamento nei confronti della parola (indifferenza, rifiuto, trascuratezza, o accoglienza) che definisce la nostra posizione nel regno di Dio (vangelo).

All’atteggiamento di non-ascolto e di rifiuto della parola di Dio ai tempi di Gesù, fa riscontro ai nostri giorni un atteggiamento di indifferenza, di sufficienza e di non-comprensione della parola. E questo avviene non solo da parte di chi ha abbandonato la pratica della chiesa, ma anche da parte di molti, che, pur praticando, si limitano ad una presenza alla messa della domenica o vedono la pratica della fede come una serie di tradizioni e devozioni che escludono l’ascolto della parola di Dio.
Sempre di più si manifesta un forte divario tra la vita di tutti i giorni dei credenti e la parola che viene annunciata nella celebrazione dell’Eucarestia. Molti preti, quando fanno l’omelia, hanno l’impressione di parlare una lingua straniera, anche alle persone che frequentano di più. A molti praticanti la parola di Dio sembra legata ad altri tempi, appare statica e senza impatto sulla vita reale. E’ la parola di Dio che viene messa in causa? O è soltanto il suo lncontro con il mondo e l’uomo di oggi?
A partire dal Concilio si sta verificando una svolta nella considerazione e nella comprensione della parola di Dio. Si riscopre che il Dio della fede parla anzitutto attraverso i fatti, cioè attraverso la storia, la vita vissuta del popolo di Dio, inserito nella storia dell’umanità.. La catechesi, prima ancora di essere un insegnamento morale e impositivo di pratiche religiose, dovrebbe essere il luogo privilegiato dove la parola di Dio viene presentata in tutta la sua ricchezza e potenza. Ad una catechesi intesa come un parlare di Dio e un ascoltare dell’uomo, va sostituita una catechesi più incarnata nelle situazioni, attenta ai problemi dell’uomo, che potremmo descrivere così: l’uomo interroga e Dio risponde. E’ un vero e proprio rovesciamento di prospettiva, a tutto favore di una più profonda comprensione della parola di Dio. Il messaggio deve illuminare l’esistenza. L’esperienza non viene messa a servizio del messaggio per illustrarlo, ma è il messaggio che viene utilizzato per conferire all’esistenza tutta la significazione che ha nella fede. Solo così la parola è veramente annunciata, perché solo così risuona nel profondo dell’esperienza dell’uomo di oggi.

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