Vangelo della domenica (16-10-2016)

Riflessioni del Vangelo

domenica XXIX del t.o. anno C -LA PREGHIERA GRIDO CHE  NASCE                                                              DALLA NOSTRA POVERTA’

dom-xxix-to-anno-cIl tempo dell’attesa dell’ultima venuta di Cristo è il tempo della fede e della preghiera. “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? (vangelo di oggi). C’è una circolarità tra fede e preghiera. Se è vero che per pregare bisogna credere, è vero anche che per credere bisogna pregare. La preghiera perseverante è espressione e nutrimento della fede in Dio.
Pregare è stabilire un dialogo intimo con Dio e con noi stessi: è ascoltare una parola “per noi” che ci trasforma; è immettere nella nostra vita la forza di rinnovamento dello Spirito.


La preghiera cristiana prima che parola implorante è silenzio profondo per ascoltare e accogliere in sé la parola di Dio. Entriamo in comunione con Dio e ci disponiamo a fare la sua volontà ascoltandolo. Come la fede, anche la preghiera nasce dall’ascolto: è una risposta vitale, ma anche verbale. Questa assumerà varie forme: un’azione di grazie, una contemplazione piena di ammirazione, una professione di fede, una dichiarazione di impegno, una domanda.
Come e quando pregare? La risposta è data dal primo versetto del vangelo di oggi: bisogna pregare sempre, senza stancarsi. L’insegnamento della parabola che Gesù racconta è facile: se persino l’uomo più iniquo cede di fronte ad una supplica incessante, Dio, che è buono, non ascolterà e salverà chi lo invoca notte e giorno?
La prima lettura afferma che il popolo di Dio (oggi la comunità cristiana e la chiesa) non può compiere la sua missione se non chiede continuamente aiuto a lui nella preghiera.
Nella seconda lettura Paolo, ormai vicino alla morte, indica all’amico e discepolo Timoteo una traccia di vita fondata sull’ascolto delle Scritture che sono quel bagaglio vitale dell’uomo di Dio che lo rende capace del compito che gli né stato affidato da Dio.

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