Vangelo della domenica (17-03-2013)

Riflessioni del Vangelo

DOMENICA 17 MARZO: 5a DI QUARESIMA
“ VA’ E NON PECCARE PIU’ “

5302_140“Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”  (Ez 33,11).
Secondo la legge, la donna adultera deve essere lapidata.. Gesù è interpellato e richiesto di un giudizio da parte degli zelanti custodi della tradizione, nel  perfido tentativo di imbrigliarlo nel vincolo cieco di una risposta in ogni  caso compromettente. Il dilemma si gioca sulla scelta tra la legge mosaica e la misericordia che Gesù va insegnando e predicando. Gesù allora fa appello alla coscienza degli accusatori: il loro peccato sta nello sfruttare un caso umano per poter formulare accuse contro di lui.Ma l’intento di Gesù resta chiaro: salvare la peccatrice dall’impietoso giudizio e mostrare il senso della sua missione di messaggero della misericordia divina. Con realismo ed ironia il  vangelo mette in luce la situazione dell’uomo: egli è tanto più peccatore quanto più è avanzato in età. Non può perciò arrogarsi il diritto di giudicare il fratello.
Gesù dà fiducia alla donna che lascia trasparire un umile senso di gratitudine. Egli non condanna, ma ciò non significa indifferenza morale. La sua parola suona come un’assoluzione, congiunta però all’impegno accettato di non peccare più.  Il dono  della misericordia gratuita e impensabile diventa responsabilità per una conversione permanente,, per una decisione che impegna l’avvenire. Alla donna “perduta” per la legge e per gli uomini, il Signore riconsegna la piena immagine di Dio; da quel momento la vita ritrova il suo significato: il peso di un passato inquietante è tolto: (“Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco faccio una cosa nuova…” dice la prima lettura) e si apre il cammino della speranza.
Per la comunità cristiana la quaresima segna l’ora del ritorno e del rinnovamento: il  Signore invita a lasciare dietro le spalle il passato, a dimenticare le opere di morte che anch’egli ha dimenticato, per tornare a vivere in pienezza la dignità e la libertà filiale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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