Vangelo della domenica (21-07-2013)

XVIa  DOMENICA  TEMPO  ORDINARIO:
              CASA CRISTIANA  CASA OSPITALEmarta e maria           

In tutte le antiche civiltà l’ospitalità è sacra. Israele ne fa una lettura di fede: lo straniero è un memoriale vivente, gli ricorda che un tempo fu straniero schiavo in Egitto, che fu pellegrino nel deserto e che è di passaggio sulla terra.
Nel racconto di Abramo (1a lettura) lo straniero è l’”altro” che rimanda a quell’”Altro” per eccellenza che è Dio, che visita l’uomo e sconvolge la sua vita.
Nel vangelo Gesù ci appare come ospite, accolto da amici di lunga data come Maria e Marta. Gesù non si comporta come un ospite ordinario. Egli esige attenzione all’essenziale del suo messaggio e della sua persona. Accogliere Gesù è soprattutto ascoltarlo, mettersi in atteggiamento di accoglienza, più che di dare. E’ ascoltando che si entra in comunione con lui e si è trasformati (Maria). Chi si preoccupa più delle cose da dare (Marta) rimane estraneo.
La parabola del buon Samaritano che abbiamo ascoltato domenica scorsa ha messo a confronto due posizioni umane. Il sacerdote e il levita conoscono la Parola e sono consacrati al suo servizio. Tuttavia la Parola non li spinge all’azione, non plasma il loro cuore sul cuore “misericordioso” del Padre, non li educa a “farsi prossimo” dell’uomo ferito sul ciglio della strada. Il samaritano, apparentemente lontano dalla Parola, “fa misericordia” manifestandosi come un uditore attento, sintonizzato con il cuore stesso della Legge.
Gesù si manifesta sempre come il “forestiero” che scalza ogni sicurezza. Questo forestiero è venuto tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto (Giov 1,11). Colui che muore sulla croce è il forestiero rigettato da tutti; tanto che, dopo la sua risurrezione, nemmeno i pellegrini di Emmaus lo riconoscono sulla strada, ma solo nell’ospitalità che gli offrono e nello spezzare il pane.
L’ospitalità cristiana come accoglienza della presenza sconvolgente dell’”altro” nella propria vita e soprattutto come accettazione dell’”altro da noi” per eccellenza che è il nemico, è un segno privilegiato della fedeltà al combattimento nuovo senza frontiere. Ospitare l’altro è ospitare Cristo, il Verbo, la Parola.
Ancora una volta siamo invitati a valutare il nostro rapporto con la Parola, per comprendere se esso sia il “centro unificante” e il motore della nostra esistenza

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