Vangelo della domenica (21-09-2014)

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
I PRIMI E GLI ULTIMI

“Non è giusto Dio, se a una persona che nella vita ne ha combinate di tutti colori, e si è convertita all’ultimo momento, accorda lo stesso premio che dà a tutti coloro che si sono sempre comportati nel rispetto della sua legge!”.
E’ il rimprovero che il figlio maggiore della parabola del figlio prodigo fa al padre e lo stesso che, nel vangelo di oggi, fanno i lavoratori della prima ora al padrone della vigna.
In ambedue i casi i testi oppongono alla giustizia di Dio, concepita alla maniera degli uomini, il suo atteggiamento misericordioso. A questa obiezione Gesù risponde: “Il padrone della vigna è “giusto” (alla maniera umana) coi primi, poiché dà loro ciò che era stato pattuito, ed è “giusto” con gli ultimi (alla maniera divina), perché non era impegnato da alcun patto nei loro riguardi”.
Afferma poi il primato della bontà di Dio: il suo rapporto con gli uomini non è regolato da un contratto “do ut des” come i Giudei volevano, ma è un atto gratuito di Dio.
L’alleanza è un dono dell’amore gratuito del Padre, fondato sulla sua assoluta libertà e suppone la nostra. Applicando
una giustizia ai primi e un’altra agli ultimi, Dio vuole prima di tutto attestare il suo amore per gli uni e per gli altri, tenendo conto delle diverse situazioni di ciascuno.
Gesù mette in guardia dall’orgoglioso atteggiamento di chi avanza pretese nei confronti di Dio e giudica la sua bontà e la scelta operata: Dio e buono e fedele e la sua bontà trova sempre nuovi modi di esprimersi.
La parabola, in cui avviene un capovolgimento tra i primi e gli ultimi, vuole essere un richiamo agli Ebrei, che, primi alla chiamata di Dio, rischiano nella grettezza della loro giustizia formale, di essere sopravanzati da coloro che sono stati chiamati successivamente, perché il regno è unicamente dono e grazia del Signore.
“I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (1a lettura). La logica di Dio è diversa da quella degli uomini, talora, anzi, opposta ed inconciliabile con essa, comunque sempre superiore. Spesso quello che per l’uomo è guadagno, per Dio è perdita; e quello che per l’uomo sta al primo posto, per Dio viene all’ultimo. La parola di Dio, il suo giudizio comportano un radicale rovesciamento di valori: i primi sono gli ultimi; i beati sono quelli che piangono; i veri ricchi sono quelli che abbandonano ogni cosa, chi vuol salvare la propria vita la perde… Dio sceglie le cose deboli e disprezzabili di questo mondo per confondere le forti e le stimabili. Non sceglie il primo, ma l’ultimo, non il giusto, ma il peccatore, non il sano, ma l’ammalato. Fa più festa per la pecorella smarrita e ritrovata che non per le novantanove al sicuro nel chiuso.
Il Dio cristiano è l’”assolutamente Altro”, l’imprevedibile. Nessuna categoria umana lo può “catturare”. Egli sfugge ad ogni definizione e rivela continuamente nuovi aspetti del suo mistero.
E c’è un tratto del volto di Dio che Gesù ha rivelato con chiarezza: la preferenza per i poveri, per gli umili, per gli ultimi. Essi, a contatto con la benevolenza gratuita e preveniente di Dio, sono destinati ad essere i primi, gli eletti.

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