Vangelo della domenica (22-09-2013)

XXVa DOM. TEMPO ORDINARIO:
LA RICCHEZZA PER COSTRUIRE FRATERMITA’

Il mondo è diviso tra ricchi e poveri. L’annuncio del Regno di Dio, del suo amore che salva, viene fatto in questa realtà. E’ un annuncio che sconvolgendo l’intimo dell’uomo, coinvolge anche un certo tipo di ordine sciale..
C’è una falsa religione che i profeti hanno sempre denunciato: la religione di chi crede di avere la coscienza a posto, limitata al compimento di riti e pratiche esteriori di culto. Spesso questa è una apparenza di religiosità che serve da copertura allo sfruttamento dei poveri. Nella prima lettura si parla di commerciati che rispettano il sabato, in cui era proibito il commercio, pensando come imbrogliare i poveri e come frodare sulla merce e sui prezzi.
Per il ricco accogliere l’annuncio del Regno è trasformare i beni da oggetto di preda in mezzo di amicizia e di comunione. L’amicizia che il ricco deve costruire non è frutto del suo buon cuore, ma dovere che gli deriva da ciò che possiede. Ciò che egli dona non deve avere l’aspetto di una elemosina. Il povero nella comunità cristiana ha dei diritti che vanno soddisfatti. Il ricco deve sentirsi più un attento amministratore dei beni che un proprietario.
Queste riflessioni valgono non solo nei rapporti tra le persone, ma anche in quelli tra i popoli. Nazioni e gruppi multinazionali esercitano il controllo sulla ricchezza con una libertà indiscussa, continuano a fare della ricchezza e del profitto la fonte della divisione e ad approfittare di queste divisioni per il loro potere economico.
Significativamente Papa Francesco ha recentemente affermato che esistono le guerre per alimentare il commercio delle armi. I capitali si spostano da un paese all’altro dove migliore è il guadagno Milioni di lavoratori perdono il lavoro, mentre grandi gruppi economici traggono profitti enormi. Sono quelle che Giovanni Paolo Secondo chiamava “strutture di peccato”.
L’appello che ci fa la parola di Dio può essere accolto solo dall’uomo nuovo rinato da Dio, che scopre il vero valore delle cose. Senza la conversione del cuore le ricchezze nelle mani dell’uomo diventano strumento d’iniquità, sia nell’atto del possesso che nell’atto del dare. La donazione fatta per tacitare la coscienza e non per amicizia e fraternità, è elemosina, non donazione.
Ogni decisione che termini all’amore è sbagliata alla radice.
“Il denaro, simbolo delle cose, è strumento di divisione e di lotta; deve diventare strumento di comunione tra le persone, di amicizia, di uguaglianza, anziché veicolo di guerra e di discriminazione. Questo esige una comunità nella produzione, nella distribuzione, nel consumo. Ora la povertà di quelli che hanno dei beni e che non possono e non debbono spogliarsene, consiste nell’usarli per creare amicizia e comunicare tra gli uomini. Questo ‘fatevi amici’ deve essere ripensato nel tempo e rinnovato continuamente nel contenuto” (Arturo Paoli).

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