Vangelo della domenica (23-02-2014)

7a DOM. DEL TEMPO ORDINARIO:
AMARE ANCHE I NEMICI

Il comandamento dell’amore del prossimo era conosciuto anche prima di Gesù. Nell’antico Testamento non si era mai pensato che si potesse amare Dio senza interessarsi del prossimo(1a lettura). Tuttavia il comandamento di Gesù è nuovo e rivoluzionario.
E’ nuovo per il suo universalismo, per l’intensità e per la sua estensione verticale. La misura è data dal modello stesso che ci viene presentato: l’amore di Gesù per noi; anzi l’amore stesso che il Padre ha per Gesù: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”.
E’ nuovo per il motivo che ci propone: amare per l’amore di Dio. Un amore che non cerca ritorno, un amore che cerca il bene della persona amata.
E’ nuovo perché Cristo lo eleva allo stesso livello dell’amore per Dio. L’amore del prossimo è indissolubilmente legato al precetto dell’amore di Dio.
Il salto qualitativo è notevole, perché spinge ad accogliere con piena disponibilità anche coloro che ci odiano e ci perseguitano. La motivazione viene collegata al comportamento di Dio che non fa differenza di persone: “Fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”.
Ma quanti, nella quotidianità, sanno apprezzare tale linearità di comportamento, che giustifica il superamento della qualifica di “nemico”, evangelicamente distorta e sconvolgente? Anzi, quelli che si identificano con l’insegnamento evangelico, i cristiani, ancor più sono chiamati a perseguire questa strada. L’interrogativo di Gesù è pungente: “Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?”. Il vangelo non indica dei percorsi parziali, ma apre alla totalità dei rapporti. In questa chiave si comprende l’imperativo finale: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. Esso è il riferimento per tutti coloro che si incamminano sulla via del vangelo, cioè tutti i battezzati. L’intolleranza e la polemica sono sempre in agguato anche all’interno delle nostre comunità. Forse sta accadendo che quell’aggressività e quella polemica che un tempo, in forma un po’ talebana, si esercitava nei confronti dell’esterno, ora si esercita all’interno della comunità cristiana. Questi cristiani, praticanti e impegnati (!?), venuto a mancare il bersaglio al di fuori, si sono rivolti a cercare i loro “nemici” all’interno della comunità, e li combattono con puntiglio, senza amore e senza perdono.
La perfezione che Gesù ci chiede è, allo stesso tempo, dono e precetto, che può essere realizzato solo in Cristo, attingendo alla sua parola e all’eucarestia la forza per scelte così impegnative, perché, a cominciare proprio dagli stessi credenti, non si creino barriere, ostilità, ma soltanto rapporti di amicizia e di fraternità. Anzi, ricalcando l’insegnamento che Paolo ci dà nella 2a lettura, diventiamo nel mondo il tempio stesso di Dio, in quanto tutto è nostro, ma noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio.

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