Vangelo della domenica (26-10-2014)

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
L’INCONTRO DI DUE AMORI

Bisogna allontanarsi dagli uomini per trovare Dio? E chi ha trovato Dio può ancora ritornare verso gli uomini e vivere con loro, interessarsi di loro?
In altre parola, l’amore di Dio e l’amore degli uomini sono compatibili o, al contrario, l’uno esclude l’altro in modo che bisogna assolutamente fare una scelta?
Ognuna di queste domande ha ricevuto da Gesù una risposta essenziale: il primo comandamento è di amare Dio, e il secondo, che gli è simile, è di amare gli uomini. Non si può dunque pensare che l’amore verso Dio provochi l’esclusione dell’uomo.
E’ necessario, tuttavia, approfondire alcuni problemi che sono posto proprio dal vangelo. Bisogna amare gli uomini, ma bisogna anche guardarsi dal mondo, saper lasciare il padre e la madre… Come accordare fra di loro posizioni così divaricanti?
Mai la Scrittura e la tradizione cristiana hanno permesso al cristiano di disinteressarsi dell’uomo, sotto il pretesto di interessarsi unicamente di Dio. Hanno sempre indicato nel servizio dell’uomo un modo di servire anche Dio.
L’attenzione all’uomo e l’attenzione a Dio non sono separabili.
Il coltivare la vita interiore è un valore cristiano, un valore permanente, come il bisogno di raccoglimento. Però la vita interiore, quando è cristiana, non solamente non è monologo, ma neppure un parlare con Dio solo. Incontrando Dio nell’orazione, il cristiano incontra inevitabilmente gli uomini che Dio crea e vuole salvare.
Il cristiano può allontanarsi momentaneamente dagli uomini, per pregare, per non pensare che a Dio. Può fare un’ora di meditazione senza ritrovare, espressamente, nella contemplazione di un mistero divino, il pensiero dei bisogni degli uomini… Questo, anzi, diventa, in certi momenti, una sentita necessità. Nella vita cristiana, come nella vita umana in genere, esistono normalmente dei ritmi; si va dalla contemplazione all’azione, e dall’azione alla contemplazione. Ma l’allontanamento dagli uomini è sempre provvisorio.
Così, come accade all’interno della nostra esistenza nella quale asi succedono momenti di ritiro a momenti di intensa attività, anche all’interno della chiesa vediamo contemplativi e attivi. Il mistero di Cristo è vissuto nella chiesa dal suo complesso, nell’insieme dei suoi membri e in quello dei secoli.
Il contemplativo serve gli uomini servendo Dio, l’attivo serve Dio servendo gli uomini. I due esprimono, specializzandosi nell’imitazione di Cristo, uno stesso e unico mistero. Quello della vita religiosa del Verbo incarnato. Così è capitato e capita ancora nella storia della chiesa.

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