Vangelo della domenica (27-03-2016)

DOMENICA DI PASQUA
LA VEGLIA PASQUALE

domenica di pasquaPer antichissima tradizione questa è “la notte di veglia in onore del Signore! (Es 12,42), definita anche “la veglia madre di tutte le veglie” (S. Agostino). In questa notte il Signore “è passato” per salvare e liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù; in questa notte Cristo “è passato” alla vita vincendo la grande nemica dell’uomo, la morte. Questa notte è anche celebrazione del nostro “passaggio” in Dio attraverso il battesimo, la cresima e l’eucarestia. Vegliare è un atteggiamento permanente della chiesa che attende la venuta del Signore, quando la Pasqua si compirà nelle nozze eterne con lo Sposo (Ap 19,7-9).


I simboli di cui è intessuta la veglia esprimono bene il senso della risurrezione di Cristo per la vita dell’uomo e del mondo. Liturgia della luce: le tenebre sono attraversate dalla luce, il Cristo risorto, in cui Dio ha realizzato il suo progetto di salvezza. In lui, primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18), si illumina il destino dell’uomo e la sua dignità di “immagine e somiglianza di Dio”; il cammino della storia si apre alla speranza di nuovi cieli e nuova terra.
La liturgia della parola presenta un compendio della salvezza a partire dalla creazione. La Pasqua di Cristo adempie e ricapitola tutti questi eventi e promesse e la chiesa medita ciò come realtà che si attuano nell’oggi.
Il Battesimo: il popolo chiamato da Dio a libertà, deve passare attraverso un’acqua che distrugge e rigenera. Come Israele nel Mar Rosso, anche Gesù è passato attraverso il mare della morte e ne è uscito vittorioso. Nelle acque del battesimo è inghiottito il mondo del peccato e emerge la creazione nuova: il popolo dei figli di Dio, che è popolo sacerdotale, profetico e regale.
L’Eucarestia è il vertice di tutto il cammino quaresimale e della veglia. Il popolo rigenerato nel battesimo è ammesso al convito pasquale che corona la nuova condizione di libertà e riconciliazione. Cristo risorto rimane per sempre con i suoi nei segni del suo donarsi perché essi imparino a passare ogni giorno da morte a vita nella carità e nel dono di sé.

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