Vangelo della domenica (28-02-2016)

DIO NON CI SALVA  SENZA DI NOI

3a domenica to anno cSiamo chiamati ad entrare nella terra di Dio. La sua parola è oggi chiara: Dio discende a fianco degli uomini, in particolare dei più deboli, degli umiliati dalla vita, si schiera dalla parte degli oppressi, per guidarli oltre la schiavitù, qualunque forma essa possa qui assumere. In questo consiste la sua misericordia verso di noi: ci apre un futuro sempre nuovo, senza fissarci nelle colpe. D’altra parte chiede conversione a lui, ascolto e disponibilità ad imparare da lui: è l’ascolto della parola di Dio che può liberarci. Cogliamo la sua presenza attraverso quello che fa per noi, ma non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità, ossia all’invito di dare personalmente risposta.


La parabola del Dio paziente e capace di attenderci, che il vangelo ci propone, può essere rassicurante, ma è tutt’altro che deresponsabilizzante. La parabola ci parla certamente più di Dio che dell’uomo, della misericordia più che del giudizio e della condanna. E tuttavia colui che ci è presentato come “lento all’ira e grande nell’amore” non manca di interpellare l’uomo nella sua esistenza: richiede a ciascuno di trovare buone idee e una via per scampare alla morte.
Anche nella prima lettura Dio non si presenta come giudice, ma come liberatore: è sperimentato da Mosè come colui che entra nella vita per guidare e salvare, per riscattare alla libertà.
Allo stesso modo la seconda lettura ci conferma il primato dell’iniziativa divina che si manifesta nella nostra vita, ma non manca di metterci in guardia e di sollecitare la nostra responsabilità: “Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere!”.

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