Vangelo della domenica (28-06-2015)

GESU’ E’ SIGNORE DELLA VITA

XIII dom t.o. anno bDopo aver gustato il sapore della vita, l’uomo non vorrebbe mai più morire. La morte è una violenza alla sua sete inestinguibile di vita.
Anche nella visione della fede la morte è un fallimento della creazione, uno scacco della vita. Dio non ha creato l’uomo perché cadesse nelle spire del nulla: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli, infatti, ha creato tutto per l’esistenza” (1° lettura).
La nostra istintiva paura della morte ha la sua origine nelle primitive intenzioni di Dio. La morte non entrava nel piano di Dio. Vi è entrata, per il peccato dell’uomo. Il peccato è l’anticreazione, un tentativo di autodistruzione dell’uomo, perché con esso l’uomo tronca i suoi legami con la fonte stessa della vita: Dio, il Vivente per eccellenza.
Dio ci chiama alla vita. In tutta la Bibbia la vita appare come un dono sacro in cui Dio fa risplendere il suo mistero.
Il Dio che non si compiace della morte di alcuno si è rivelato in Cristo, come “il Dio dei vivi e non dei morti”.

I miracoli di Gesù, specialmente le risurrezioni e la sua stessa risurrezione, testimoniano che lui è venuto a comunicare la vita; essi sono il segno del destino a cui tutta l’umanità è chiamata: la vita eterna.
Il messaggio cristiano è tutto qui: chi partecipa al Cristo partecipa alla vita. Dopo Cristo e la sua risurrezione, chi crede, anche se sa di dover morire, vede la morte come un momento per poter passare ad una vita senza fine. La morte diventa un “passaggio”, un perfezionamento, assume il carattere pasquale di una vittoria.
La morte è tremenda e terribile, perché è il prezzo del peccato, e tutto nel nostro essere mortale vi si ribella. Ma la morte è anche la porta aperta sui cieli nuovi e sui mondi nuovi che abbatte la fragile parete e ci permette di gettarci nelle braccia del Padre.
I santi non solo si avvicinavano alla morte con senso di pace e di calma, ma addirittura con desiderio.
S. Francesco d’Assisi la chiamava “sorella morte”

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