Vangelo della domenica (6-04-2014)

5a DOMENICA DI QUARESIMA
CRISTO: RISURREZIONE PER LA NOSTRA VITA

La parola “vita” costituisce un tema dominante nel vangelo di Giovanni. Cristo è la vita: chi accoglie la sua parola e aderisce alla sua persona è in grado di spezzare il dominio della morte. Gesù lo sottolinea nella risurrezione di Lazzaro, segno profetico della sua risurrezione. I diversi attori della scena (Maria e Marta, i discepoli, i presenti) sono condotti da Gesù a compiere il passo della fede, a riconoscere nella sua opera la rivelazione del Dio vivente. Il vero obiettivo del miracolo (“segno”) che Gesù compie è quello di suscitare la fede nei discepoli e nei presenti. Chi ha questa fede possiede già quella vita che si manifesterà in pienezza nella risurrezione finale. Nell’attesa di essere sempre più inseriti come membra vive nel Cristo, i fedeli invocano il Dio e Signore della vita che con i sacramenti fa passare dalla morte alla vita. La risurrezione di Lazzaro è il segno profetico del mistero che si attua nel battesimo. Soprattutto nel battesimo degli adulti e nella celebrazione per immersione si annuncia questo “venir fuori”, questo “sciogliere e lasciare libero”, come per Lazzaro.

La risurrezione di Lazzaro è ancora segno della realizzazione della nuova creazione e della nuova alleanza promessa dal profeta Ezechiele. La lettura in chiave pasquale del vangelo di oggi è profetica e attuale per noi che misticamente rinasciamo nello Spirito di Cristo e perciò siamo chiamati a vivere secondo lo Spirito una esistenza nuova: morti al peccato, vivi per Dio (2a lettura).
Il Dio vivente, il Signore della vita ha rivelato soprattutto in Gesù la sua potenza vittoriosa sulla morte. Il battezzato è inserito in Cristo per opera dello Spirito: questa simbiosi (=vita insieme) fa del cristiano un promotore della vita. La “carne”, cioè l’uomo chiuso in se stesso, ostile a Dio e sordo alle necessità dei fratelli, non può che generare la morte. Il duello vita-morte è uno scontro che sta davanti agli occhi di tutti; e si traduce in attaccamento alla vita, perché “il germe dell’eternità che l’uomo porta in sé, irriducibile com’è alla sola materia, insorge contro la morte” (Gaudium et Spes, 18).
Sembra che l’uomo avverta un misterioso istinto di morte-distruzione. Quando ideologia, interesse, sfruttamento si trasformano in odio e violenza ci sentiamo soffocare da un’atmosfera di morte. La nostra cultura rivela la sua tragica maschera là dove la vita è umiliata e offesa: i gesti del terrorismo e della delinquenza comune e organizzata, la corsa agli armamenti, l’aggravata diffusione della droga, la persistente frequenza delle morti bianche, una diffusa incoscienza nella circolazione stradale, il deterioramento dei rapporti interpersonali e affettivi…
I battezzati, radicati in Cristo vita del mondo, sono promotori di vita. Con le loro scelte positive contribuiscono a spingere la storia verso cieli nuovi e terre nuove. Se la nostra civiltà sembra un’accelerazione verso la decadenza e la dissoluzione, la speranza cristiana afferma la possibilità di un mondo nuovo perché la potenza di Dio si è rivelata vincitrice in Cristo. L’Eucarestia, che è celebrazione di una vita fatta dono, diventa forza di risurrezione se il cristiano ne assimila i contenuti. Farsi, come Cristo, pane spezzato per la pace e la vita del mondo.

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