Vangelo della domenica (7-09-2014)

LA CORREZIONE FRATERNA

Il brano del vangelo di oggi segue immediatamente il racconto della pecorella smarrita, della quale diventa, quindi, un’applicazione concreta.
Se un fratello ha commesso una colpa si deve applicare, in primo luogo, la correzione personale, se non ascolta, bisogna chiamare in aiuto qualche testimone; in terza istanza, conviene riferire alla comunità; e se non ascolta neppure questa, si deve, solo allora, considerarlo come un pagano o un pubblicano, cioè uno che è “fuori della comunità”.
Il contesto di tutto il brano è l’invito alla misericordia e al perdono.
Non si tratta tanto di una “scomunica”, quanto di un prendere atto che, nonostante il ricorso a tutti i possibili mezzi della riconciliazione e del dialogo fraterno, non c’è nel fratello la volontà efficace di comunione e di conversione.
E comunque, anche la scomunica è sempre, per la chiesa, finalizzata a far rientrare in sé il peccatore e convertirsi. E’ questo il significato anche delle dure parole di Papa Francesco a proposito dei mafiosi.
E’ soprattutto nel sacramento della Confessione che la chiesa esercita ed esprime la misericordia e il perdono di Cristo, ma, purtroppo, per molti cristiani, lo stesso segno sacramentale della riconciliazione è divenuto vuoto e poco significativo. E’ ridotto a un gesto abitudinario, privo di efficacia nella vita, perché non esprime veramente il desiderio di conversione.
Il motivo di questo sta, prima di tutto nel fatto che si è separata la celebrazione del sacramento dall’ascolto e dal confronto con la parola di Dio.
Nonostante che il Concilio affermi che ogni celebrazione dei sacramenti deve essere accompagnato dalla proclamazione e dall’ascolto della parola di Dio, la Confessione resta uno dei sacramenti che sembrano operare automaticamente.
L’altro motivo per cui si è perso il senso vero del sacramento è l’averlo ridotto esclusivamente ad un incontro individuale tra il penitente e il confessore, escludendo completamente il ruolo della comunità, che, invece, nei primi secoli della chiesa aveva un ruolo importante.
Si è cercato di recuperare questi due aspetti fondamentali della celebrazione del sacramento con le celebrazioni comunitarie della Penitenza, ma, almeno dalle nostre parti, questa proposta ha avuto scarsissima accoglienza.Inoltre, si è concentrata la celebrazione della Confessione in prossimità delle grandi feste, al punto che resta assai difficile poter fare una celebrazione, anche individuale, significativa in presenza di file di attesa molto numerose. Altro problema sta nel fatto che le nostre parrocchie non sono vere comunità di persone legate da profondi rapporti fra loro, in modo che ognuno si senta responsabile verso il proprio fratello. Quando diciamo il “Confesso a Dio”, all’inizio della messa, chiediamo perdono a Dio e ai fratelli, ma, in assenza del rapporto fraterno fra i membri della comunità, queste parole si dicono senza dar loro il vero significato.

Ogni peccato è rottura del rapporto di amicizia e di figliolanza con Dio, ma anche rottura del rapporto fraterno con la comunità. La confessione ci riconcilia con Dio e ci reinserisce nella comunità: da membra morte ci trasforma in membra vive, attive e responsabili.

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