Vangelo della domenica (9-11-2014)

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

La celebrazione dell’anniversario della dedicazione di una chiesa e, nel caso della festa di oggi, della cattedrale di Roma, è tutta imperniata sul mistero della chiesa in relazione a Gesù Cristo. I testi della liturgia invitano a cogliere il legame tra chiesa-edificio e chiesa-comunità di credenti. in ogni città, in ogni paese o piccolo borgo un campanile, una chiesa al di là del loro valore storico-artistico, sono soprattutto il segno di una presenza. Presenza di Dio in mezzo al suo popolo, ma anche presenza di una comunità che, come lievito nella pasta, è fermento per la vita degli uomini e della società.
Prima lettura e vangelo, con le loro suggestive immagini, ci invitano a leggere il tempio-edificio come luogo dell’incontro con Dio, alla luce della persona di Gesù, che nel suo corpo è il tempio della nuova alleanza. Da “sotto la soglia del tempio” (1a lettura) il profeta vede uscire acqua che diviene un fiume in piena che risana e arricchisce, che ricrea il giardino nel quale Dio aveva posto l’uomo e la donna e che essi hanno perduto a causa del peccato. E’ la profezia della morte rigeneratrice del Cristo, che, dalla ferita del suo fianco aperto, fa scaturire sangue e acqua che inondano il mondo e ridonano all’uomo l’innocenza perduta. In lui e per mezzo di lui il fiume della misericordia e della grazia divina raggiunge il mondo intero.
Paolo (2a lettura) applica l’immagine del tempio al cristiano, che, col battesimo, diventa tempio di Dio e abitazione dello Spirito. Il tempio di Dio “che siete voi” viene definito santo, perché santificato dalla presenza dello Spirito.
Ogni cristiano è pietra vivente e santa che contribuisce a edificare il tempio spirituale che è la comunità cristiana, la chiesa.
La chiesa-edificio ci rimanda dunque alla chiesa-comunità, costruita da pietre vive, che annuncia con gioia il vangelo, lo testimonia con tenacia, e cerca di rendere viva la società come il sale e il lievito nella pasta.
Oggi la comunità cristiana è minoranza, a volte anche rifiutata o oggetto di indifferenza, e deve quindi andare alla ricerca di modalità nuove di presenza e di dialogo senza contrapposizioni e senza depressioni.
“Occorre chinarsi con paziente magnanimità sulla nostra società, accettando l’umile missione del granello di senapa e di lievito e la poca rilevanza del piccolo gregge. Ciò non vuol dire però che non lottiamo con tutte le forze in favore della libertà della persona per il bene comune della città e della nazione, poiché crediamo di avere qualcosa della forza irresistibile del seme e dell’efficacia del lievito e abbiamo la coscienza di avere cose essenziali da dire e da offrire all’intera società” ( Card. Martini).

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