Attualità (10-02-2019)

PRECONCETTI E PREGIUDIZI

Persistono ancora nella fede di molti cristiani e comunità dei “filtri, per giunta intasati, che stanno all’origine di molti rifiuti e bollano la possibilità di una recezione integrale del Vangelo e del genuino messaggio cristiano.
Sono quelle immagini deformate di Dio che non pochi cristiani si trascinano dietro come, ad esempio quella di Dio come di un padre-padrone, permaloso e vendicativo, sempre pronto ad arrabbiarsi per una minima monelleria. Oppure di uno spauracchio, impegnato a fulminare minacce, ricatti e castighi, pur di farsi obbedire e rispettare. Od anche di rischio opposto, quello di pensare Dio come un paparino tenerone e buonista, che anche se arriviamo a chiamarlo “Abbà-Padre, gli attribuiamo il vizio di pensare sempre alla sua gloria, attribuendogli una perenne sete del nostro tributo di onori, incensi e complimenti.
Dio ci ha creati per colmarci dei suoi doni, e ci ha salvati per parteciparci la sua vita. Anzi, poiché in lui la misericordia non è un tratto marginale e periferico, ma centrale ed essenziale del suo cuore, allora occorre concludere che egli trova la sua gloria nel fare sempre e solo il nostro vero bene. Non è affatto un padre che ha bisogno di elogi e panegirici. I nostri inni di lode non accrescono la sua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva.
Analoga operazione di “restauro” andrebbe fatta con la nozione di “peccato”. Non parliamo poi di sensi deviati e distorti, che si sono sedimentati attorno a parole come croce, sacrificio, riparazione, penitenza. Ma anche come fede, grazia, comunione, o anche risurrezione, paradiso, inferno, e altro ancora.
Tante persone “devote” ritengono che Dio e la sua azione (o la Madonna) deve manifestarsi attraverso segni straordinari e miracoli. Un preconcetto che non permette di cogliere la presenza di Dio nei segni della vita quotidiana e dell’ordinario tessuto parrocchiale.
Alcuni “praticanti” dicono: noi recitiamo ogni giorno una preghierina; facciamo qualche elemosina di tanto in tanto; veniamo quasi sempre a messa la domenica; non facciamo del male a nessuno. Non basta?
Una pratica religiosa come questa non può suscitare interesse ed attrazione, soprattutto nei giovani. Sono veramente tanti i preconcetti e i pregiudizi da abbattere, se veramente ci interessa la comunicazione della fede!

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