Attualità (10-03-2019)

VANGELO E DEMOCRAZIA

Non si contano più gli appelli rivolti ai cattolici perché ritornino all’impegno politico. Essi vengono prima di tutto da Papa Francesco, da numerosi vescovi, e, in particolare dal loro Presidente, Card. Gualtiero Bassetti, per il quale è giunto il momento di ristabilire dal basso una grande rete di laici per la costruzione di un’Italia più solidale, europea e attenta al bene comune. Anche importanti uomini di cultura, spesso non credenti, come Umberto Garimberti e Ernesto Galli della Loggia hanno rilevato la necessità di una presenza significativa dei cristiani con i loro valori universali nel mondo della cultura e della politica.
Da anni i cattolici sono afoni e ininfluenti nelle vicende che riguardano il Paese. E’ vero che ormai essi sono una minoranza nella società. Ma il loro patrimonio di idee, cultura e valori è ancora grande, e va messo a frutto, nel nome del vangelo e della dottrina sociale della Chiesa, per una politica “alta” come diceva Paolo VI, che è “la più alta forma di carità e di servizio”, e che ancora oggi miri a coniugare i valori evangelici e costituzionali. Assistiamo ad un progressivo degrado etico e politico. A sbriciolarsi non è soltanto il nostro Paese, che si vorrebbe dividere tra regioni ricche e meno ricche, nel nome dell’autonomia, anticamera della recessione. Ma a sbriciolarsi sono anche le coscienze e il vivere comune, in un clima sempre più rancoroso e incattivito. L’ubriacatura da populismo acceca le menti e genera consensi a politiche estremiste e xenofobe, a contrasto dell’accoglienza e dell’integrazione degli stranieri. E l’ostinata avversione autolesionistica all’Europa, che andrebbe, invece, rilanciata con più giustizia, equità e solidarietà.
La Chiesa è, tuttora, tra le poche forze capillari nel Paese, da cui possono venire energie nuove, per rinvigorire una politica esangue, smarrita e confusa e alla ricerca di consensi ad ogni costo. In alcune diocesi si è ripresa l’esperienza delle scuole di formazione politica. Potrebbero essere un buon rimedio contro il prevalere dell’improvvisazione al potere, che ignora ideali e cultura, e avversa i corpi intermedi che sono indispensabili alla democrazia rappresentativa, per affermare, invece, una “democrazia diretta”, o, forse, eterodiretta, che si affida alla strategie di una piattaforma digitale privata, per interpellare i cittadini con un voto in Rete.
E’ urgente il ritorno dei cattolici in politica, non certo con un loro partito, che significherebbe sempre una “parte” e una divisione e distinzione, ma con una loro presenza nei partiti e nelle formazioni intermedie che assicurino il dialogo e il confronto con i valori universali del Vangelo e della democrazia.

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