Attualità (17-02-2019)

ECCO IL REDDITO… ESCLUDENTE

Finalmente, poco dopo la metà di gennaio, è arrivato il tanto annunciato e atteso reddito di cittadinanza. Entrerà in vigore in aprile, in modo da costituire una buona propaganda elettorale per le elezioni europee che si faranno a maggio. E’ questa fretta che ha determinato tante incertezze sulla sua esecuzione e sulla sua efficacia, ed anche l’esclusione di passaggi di discussione e di dibattito parlamentare e con le forze che operano sul campo.
Ma l’aspetto più grave è la pretesa di farvi accedere le persone immigrate solo se regolarmente presenti in Italia addirittura da dieci anni, limite temporale privo di motivazioni giuridiche e fortemente a rischio di incostituzionalità. Esponenti dell’attuale governo hanno più volte pronunciato la formula “solo agli italiani”, priva di fondamento sulla base delle norme europee e della Costituzione, e, per chi dice di essere cristiano, sulla base del vangelo. Doppiamente grave: grave perché infondata (una bufala premeditata, per solleticare gli istinti peggiori di una parte di opinione pubblica); grave perché cerca di istituzionalizzare un principio di discriminazione estraneo allo spirito e alla lettera della Costituzione repubblicana, nonché alla cultura e alle pratiche di una parte non marginale di cittadini italiani.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio del 31 dicembre, con un semplice augurio (“buon anno ai 5 milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport nel nostro paese”) ha respinto doverosamente quel principio. E’ triste che il reddito di cittadinanza abbia tradito quell’augurio, incentivando la cultura dell’esclusione, tanto più paradossale in una misura rivolta contro la povertà e pensata per l’inclusione sociale.
Umberto Galimberti ha scritto recentemente che stiamo diventando sempre di più “una società assediata, capace di vivere solo dietro i muri che da ogni parte costruisce per difendersi, e dove non potrà più nascere uno che si chiami Leonardo da Vinci, Kant, Beethoven, perché in una società assediata manca persino il respiro dell’ideazione e della creatività”.
Ciò che preoccupa non è che un governo decida queste cose, ma che le comunità cristiane non reagiscano, non sentano la contraddizione e si abituino a quella falsa coscienza che tiene insieme una cosa e il suo contrario, la cultura cristiana che si vuol difendere come tratto distintivo dell’Europa e la sua esatta negazione.

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