Attualità (21-04-2019)

APRIRSI AL MISTERO DI DIO

Non si può combattere la paura della morte con il ragionamento, con i nostri sforzi umani, ma stando con Gesù e Maria che hanno già vinto ogni timore. “La morte è il simbolo di ogni altra paura, ultimo atto di ciò che non vorremmo: malattia, vecchiaia, solitudine. E’ la roccia dura che ci impedisce di affondare nella superficialità cercando una meta per cui valga la pena vivere. Ma senza superare questo timore non siamo davvero con Gesù” scriveva il Cardinal Carlo Maria Martini. Il Figlio di Dio, partecipe della nostra condizione umana, nel Getsemani è turbato prima di entrare in questo mistero. Lo consolano la preghiera e l’abbandono al Padre.

Ma serve un ‘cuore nuovo’ per riconoscere il suo volto amorevole: L’uomo fa fatica ad accettare che Dio si occupi veramente di lui, gli sia vicino, gli vada incontro. Ma è realtà a cui possiamo appoggiarci come a braccia che tengono stretti, come a cuore che palpita per noi. S. Francesco d’Assisi nel Cantico delle creature celebra la vittoria sulla paura della morte. L’eternità è già qui per chi ogni giorno crede e spera, soffre e ama con Gesù. E’ anticipo di resurrezione, illuminazione progressiva data a chi ascolta La Parola di Dio e la vive. L’oggi è un tempo di grazia che noi, abitatori del tempo, viviamo nell’attesa di essere chiamati a diventare abitatori dell’eternità. La Chiesa infatti è già in cielo, nel suo Capo, in Maria, nei santi, nell’umanità redenta. Non dobbiamo spaventarci del male, perchè Cristo lo ha già vinto: sulla terra la Chiesa combatte contro ciò che schiavizza l’uomo, avendolo già vinto però in Cristo.
Ha detto Papa Francesco: “Quest’attesa del ritorno del Signore non è fuga dalla storia, ma vita piena, alla presenza di Lui, pensando che il tempo non è mio, smettendo di dire: non ho tempo per Dio, per pregarlo e seguirlo”. Il suo amore ci fa spezzare il nostro vaso di alabastro per confessare che Cristo è il tutto, il nostro tesoro, è il centro della vita dell’uomo. Notava il cardinal Martini che Gesù Risorto consola teneramente i suoi, da Maria di Magdala (“Perchè piangi”) ai discepoli di Emmaus: le uniche parole di rimprovero sia a loro sia agli apostoli non si riferiscono al fatto che lo hanno abbandonato, ma che non hanno creduto alle Scritture, alle sue parole e alle testimonianze di chi lo aveva visto risorto. E apre loro gli occhi: “Non ci ardeva forse il cuore… “ E quando appare ai discepoli chiusi nel cenacolo è il passaggio dalla paura alla gioia.

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