Attualità (22-12-2013)

LA GIOIA DEL VANGELO

A conclusione della lettura dell’intero documento di Papa Francesco, ecco alcune prime riflessioni.
Colpisce l’insistenza sulla gioia del cuore, che caratterizza sin dalle prime parole il testo con un sapore intensamente evangelico. Tutto il documento, a partire dal titolo, è pervaso da un dinamismo che spinge verso l’incontro col Signore. La gioia di cui parla il Papa nasce dal cuore, non è un dato superficiale, ma un’attitudine interiore. Da essa nasce gratitudine, apertura agli altri, accoglienza della vita, capacità di saper stare dentro le più diverse situazioni della società, di dialogare con tutti.
Il papa auspica una “Chiesa in uscita”, perché seguire il Signore vuol dire mettersi lungo le strade della gente per incontrarla lì dove ci attende, uscendo da noi stessi e dai nostri luoghi tradizionali, le chiese e le sagrestie. L’evangelizzazione non ci permette di restare fermi, occorre andare, mettendo in conto anche la fatica che ciò comporta. Non c’è altro modo oggi per mettersi in gioco da cristiani, sia come singole persone che come comunità. Il messaggio non è nuovo, ma è nuova la carica che il Papa comunica, non solo con le parole, ma anche con i suoi atteggiamenti e le sue scelte.
Secondo il Papa, il nostro tempo non è ostile alla fede, ma per coglierne la provocazione ha bisogno di persone capaci di immettersi nella vita di tutti. Ogni cristiano e ogni comunità deve incarnare questa capacità del vangelo di parlare al cuore dell’uomo. I normali luoghi di vita devono diventare luoghi di testimonianza cristiana e di novità evangelica. Questo è possibile, afferma ancora Papa Francesco, se diamo uno scossone a certe abitudini e sicurezze. Non va bene restare fermi sentendosi protetti da esperienze consolidate. E’ nella normalità della vita, e non nei luoghi di culto e nelle cerimonie, che dobbiamo sentirci provocati ad andare all’essenziale, contribuendo a fare della chiesa una casa aperta a tutti, dove risuona il cuore del vangelo. Non si tratta di creare chissà quali nuove attività, ma rendere nuova la chiesa. La chiesa deve recuperare il senso vivo delle domande della vita, di quello che conta, superando forme di pastorale omologante. La pastorale deve suscitare esperienze belle, aprire il cuore, attrarre, comunicare gioia.

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