Attualità (24-08-2014)

I CRISTIANI E LA PAROLA DI DIO (2)

Dopo la lettera inviata dal vescovo ai cristiani e alle comunità della diocesi e pubblicata nel foglio di Domenica 3 agosto, proseguiamo le nostre riflessioni.
Dobbiamo riconoscere che, come chiesa cattolica, siamo più una chiesa di riti e di devozioni che di Parola. Una chiesa che ritrova intorno a gesti e pratiche comuni, più che una chiesa convocata dalla parola di Dio, plasmata dall’ascolto, dalla meditazione, dalla ricerca.. Sono ritardi secolari, a cui non si pone rimedio in poco tempo. Eppure si dovrebbe dare assai più spazio alla Parola, a costo anche di rinunciare ad altre attività. Ridare la parola ai fedeli laici, promuovere il loro confronto con essa, che prendano anch’essi la parola su di essa, in uno scambio fraterno che affronta i problemi che ognuno porta con sé. Senza l’ascolto della Parola, si rischia di sostituire Dio con altri riferimenti (la Madonna e i santi), Dio stesso diventa facilmente un idolo muto, che ognuno costruisce a suo piacimento, secondo i suoi gusti, a misura dei suoi bisogni. Questo idolo, è vero, dà un certo senso di protezione, di sicurezza, ma non apre l’esistenza ad una nuova vitalità, non cambia il modo di vivere, non dà senso alle lotte, alle fatiche, all’impegno di ogni giorno.
La comunità cristiana ha nella Parola il suo riferimento essenziale. Ma è altrettanto essenziale che i fedeli abbiano la possibilità di esprimere una parola personale su di essa, di entrare nel circuito vivo, ma anche di far percepire ai loro fratelli di fede quello che provano: cambiamenti, dubbi, prospettive nuove…
Non si può continuare ad immaginare una comunità che si ritrova solo in chiesa. Ecco il senso della proposta del vescovo e delle proposte che da un po’ di tempo si vanno attuando anche nella nostra unità pastorale: piccoli gruppi che si ritrovano nelle case, nei luoghi in cui la gente vive, promossi, a livello di vicinato e di amicizia dalla gente stessa.
C’è ancora troppa distanza tra la Parola di Dio e la vita quotidiana.
Una comunità cristiana in cui gli adulti accettano di confrontarsi periodicamente con la parola di Dio troverà più facilmente le parole giuste per comunicare la fede all’interno della famiglia e fuori di essa.
Se la parola di Dio è un elemento fondamentale della vita cristiana, se non si può essere cristiani senza riferirsi al Vangelo, se dal vangelo si può conoscere Gesù ed essere sicuri di incontrare lui e non un Gesù costruito a nostro uso e consumo… è altrettanto vero che lo Spirito è presente in tutti i cristiani e non solo nel prete e che tutti hanno il diritto di esprimere ciò che lo Spirito suggerisce loro, hanno il diritto di mettere in comune la loro esperienza cristiana, le loro attese, i loro dubbi, i loro interrogativi…Gli incontri sulla parola di Dio sono momenti in cui si ascolta Dio che parla, ma anche occasioni per dare la parola ai fedeli laici sulla Parola che hanno ricevuto. Senza queste occasioni essi devono sempre stare zitti: in chiesa, si sa, non si deve parlare…
Questi incontri non possono essere affidati tutti ai preti, prima di tutto perché non potrebbero seguirli tutti, e secondariamente, perché questi incontri non si devono trasformare in conferenze magistrali, ma in momenti di scambio e di confronto. Ci vorrà pazienza, perché si rischierà di divagare, di parlare di altre cose che poco hanno a che fare con la parola di Dio. I fedeli, poi, alla messa della domenica, ritroveranno nelle omelie del prete qualcosa che hanno detto loro. Sentiranno che la fede comune si arricchisce dell’esperienza e dell’apporto di tutti. Non è necessario che agli incontri sulla Parola ci sia sempre il prete. Non solo perché’ non è possibile, ma non è nemmeno vantaggioso. Per quanto possa sembrare paradossale il prete annuncia il vangelo anche quando non c’è, quando non è lui materialmente a guidare l’incontro. In quelle occasioni, infatti, i cristiani sono maggiormente stimolati a cercare, a darsi delle risposte, a tirar fuori dal proprio bagaglio quello che hanno di più prezioso. Cose che non fanno quando c’è il prete e si aspettano tutto da lui., “che ha studiato”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *