Attualità (28-04-2013)

GLI SPAZI PUBBLICI DELLA CHIESA

Le parrocchie della nostra Unità pastorale mettono a disposizione della comunità del territorio delle proprietà: ad esempio, a Massarosa, il Camposantino come parcheggio, a Piano del Quercione l’ampio spazio davanti alla chiesa come parcheggio ed anche come deposito di materiali di vario genere, tutto l’ampio prato e le strade intorno alla chiesa di Pieve a Elici…
Sono beni che la chiesa ha ricevuto dalle popolazioni e li mette a disposizione pensando di concorrere così al bene di tutti. Alcuni pensano che, essendo della chiesa, questi beni sono di tutti, o, qualche volta, si identifica la parrocchia con il paese. E sappiamo bene che oggi non è più così.
Non tutti, poi, usano questi beni con lo spirito e la finalità del bene comune: è così che qualcuno porta il cane a spasso nei prati dove dovrebbero giocare i bambini, lascia materiale di scarto, usa gli angoli per i propri bisogni fisiologici, parcheggia sull’erba, danneggia impianti di illuminazione, senza considerare furti (es. canale di rame) e atti di vandalismo (es vetri infranti, ecc.) … e poiché questi beni sono di proprietà della parrocchia, tocca ad essa curare le pulizie, il ripristino dei danni ed il parroco, come legale rappresenta ne ha anche la responsabilità civile e penale. Il Consiglio per gli Affari Economici dell’Unità Pastorale ha elaborato da tempo, in collaborazione con alcuni esponenti dell’Amministrazione Comunale, un piano organico, che è in attesa di approvazione definitiva degli organi del Comune.
La questione, però, non riguarda sollo gli amministratori dell’una e dell’altra parte, ma la comunità cristiana e la comunità locale nel loro insieme.Non si tratta, infatti, di beni privati, perché in questo caso, potrebbero anche essere chiusi, suscitando sicuramente molte proteste. Sono beni di tutti, non solo nel senso che tutti ne possono godere, ma anche che tutti li debbono rispettare e custodire perché mantengano la destinazione di servizio. Sono atteggiamenti che, se seguiti da molti, possono veramente cambiare una cultura, promuovendo forme semplici di partecipazione alla vita civile, capaci di cambiare le relazioni tra le persone e con le istituzioni. Non dimentichiamo che, sia il Comune, sia le parrocchie spendono soldi che vengono dalla gente sotto forma di tasse o di offerte, per garantire la fruibilità di questi beni.
Le parrocchie non sono in grado di pagare persone che curino la pulizia e la manutenzione degli spazi e degli impianti. Le offerte riescono appena a coprire le spese strettamente legate al culto.
La soluzione, comunque, non dovrebbe essere quella di aumentare le offerte, o, peggio, di mettere a pagamento l’uso degli spazi ma quella di una maggiore attenzione e di una maggiore disponibilità alla collaborazione.

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