Attualità (7-01-2018)

LA VERA CARITA’

Queste riflessioni settimanali vogliono essere una lettura di ciò che accade nella nostra società e nelle nostre comunità, delle virtù donate dal Signore, ma anche delle debolezze che, a volte, le pongono in contraddizione con il vangelo. Sicuramente le nostre comunità cristiane sono una presenza viva, ricca di doni e tutt’altro che marginali nella società, anche se in evidente minoranza, non solo numerica, ma anche culturale. L’elemento maggiormente attestato è la testimonianza della carità. Spesso questo elemento è anche quello più contestato da ideologie esterne.
C’è stata, negli anni dopo il Concilio, una costante attenzione ai deboli e ai poveri: i fedeli, attraverso il volontariato e la disponibilità di doni, hanno reso possibile una organizzazione della carità veramente efficace, capace di raggiungere, in modo capillare, le realtà della sofferenza e del bisogno. La Caritas, diocesana e parrocchiale, i Centri di ascolto, le iniziative di accoglienza di poveri e di immigrati, e non solo, conferiscono alle comunità cristiane un volto caritatevole, attento prioritariamente ai poveri.
Tuttavia, nonostante il forte incoraggiamento in questa linea proveniente dalle parole e dagli esempi di Papa Francesco, c’è ancora esitazione ed indecisione rispetto alle sfide di una società indifferente o, addirittura contraria, a questi impegni.
Bisogna, allora, mettere fiducia in Gesù e nel suo Vangelo piuttosto che in tendenze che vogliono apparire religiose, ma non evangeliche. Come si comportano le nostre comunità ecclesiali di fronte alla crescita di “cristiani del campanile”, che invocando i valori cristiani come identitari, smarriscono il messaggio evangelico e arrivano a osteggiare ogni forma di accoglienza dei migranti? Come convertire questi “cristiani del campanile” in “cristiani del Vangelo”?
E qui è necessario fare un rilievo: abbiamo detto che la carità organizzata, che ci deve essere, è una preziosa testimonianza, ma bisognerebbe anche he gli stessi organismi di carità invitassero i fedeli a non dimenticare che nel cristianesimo la carità, prima di tutto, deve essere un’azione personale e concreta. Nel 1988 Ivan Illich scriveva: “Il giorno in cui la Chiesa ha organizzato la carità, creando luoghi di ospitalità per i pellegrini e i senza tetto e apprestando mense per i poveri, qualcosa della carità cristiana è venuta meno”. La vera carità secondo il Vangelo va praticata personalmente, concretamente: non basta un’offerta, tanto meno inviando un sms, portare all’altare un pacco di viveri o di abiti dismessi che qualcun altro distribuirà ai poveri, o dedicare qualche ora di servizio ai poveri: tutte azioni molto buone. Sarebbe più umano invitare un povero alla propria mensa, dargli un letto, mettere la mano nella sua mano… Affidando a un’istituzione il compito di fare la carità, i cristiani rischiano di perdere l’abitudine di offrire la propria casa, un pezzo di pane e un letto al povero e allo straniero. Nei primi tempi della Chiesa ogni famiglia cristiana teneva un posto libero a tavola e una piccola stanza da offrire allo sconosciuto bisognoso che si fosse presentato all’improvviso. Non utopia, ma prassi quotidiana da riscoprire ancora oggi.

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