Attualità (8-09-2019)

UNA DECISIONE COSTOSA

Se Luca scrivesse oggi il suo vangelo, avendo presenti noi, cristiani di questo tempo probabilmente scriverebbe: “se uno pensa di essere cristiano significhi semplicemente andare a messa la domenica, recitare qualche rosario e visitare qualche santuario… questo non può essere mio discepolo”. Possiamo immaginare la sorpresa di tanti! Ma poi Luca continuerebbe: “Se uno pensa di essere un cristiano impegnato perché partecipa al Consiglio Pastorale, o fa il catechista, o collabora con la Caritas… costui non può essere mio discepolo”.
Essere discepoli significa essere disposti a mettere in gioco la propria vita, significa dare tutto. La radicalità di questa pagina si traduce per ogni discepolo, di ogni tempo, con la chiave della totalità. Tutto, persino gli affetti familiari. Ciò con cui il vero discepolo si misura è il suo rapporto con il Maestro; lui che per amore del Padre e di tutti noi ha consegnato la sua vita alla croce. La condizione per essere discepoli è mettere il Signore Gesù, la relazione con lui e il suo esempio al di sopra di ogni altra cosa; farne il criterio per rifare le gerarchie di importanza della propria vita. E se questo può apparire non impossibile nei momenti in cui le situazioni attorno a noi e dentro di noi sono tranquille, non lo è più quando il contesto si fa ostile e minaccioso. Lo sanno i cristiani che vivono in paesi in cui l’essere cristiani è una scelta rischiosa. Proprio mentre scrivo mi giunge la notizia che in Burkina Faso in una cittadina a pochi chilometri da Yalgo la missione con cui collabora la nostra comunità, sono stati uccisi quattro cristiani, proprio perché cristiani. A noi non accade di essere chiamati a scegliere tra il Signore Gesù e la nostra vita; la nostra difficoltà non passa dalla persecuzione, ma dall’abitudine, dalla tendenza all’accomodamento, e a interpretare a ribasso le esigenze del vangelo, dal cercare vie di fuga davanti al rischio della testimonianza cristiana. Anche da noi essere discepoli non è scontato: ci può accadere di dover prendere posizioni che ci rendono impopolari; ci può accadere che in nome della fede siamo chiamati a compiere scelte che mettono a rischio un po’ del nostro benessere, o che ci fanno perdere l’amicizia di persone care, o il consenso del nostro ambiente. E qualcuno potrebbe dire come in una occasione capitò ai discepoli: “ Questo discorso è duro”.

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