Attualità (8-10-2017)

IL CORAGGIO DELLA SPERANZA

C’è gente che non si fa più domande e che non coltiva più attese e speranze. Ma ci sono anche persone che continuano a sperare, che si portano dentro una fame che nessun prodotto consumistico può saziare. Queste persone hanno diritto a una risposta, vera e concreta. Il racconto di ciò che accade in certe esperienze che non salgono agli onori delle cronache, perché non costituiscono uno scoop, perché “fa più notizia un albero che cade che una foresta che cresce”.
E’ il racconto di quanti, in esperienze individuali e, ancor di più collettive e di comunità portano avanti un impegno faticoso e audace per la giustizia e la fraternità.
Il nuovo ha sempre qualcosa di imprevedibile, e l’imprevedibile fa sempre paura.
La speranza non è la virtù di chi possiede la verità, ma di chi la cerca instancabilmente, andando oltre i sistemi affermati di informazione e di formazione. L’uomo della speranza non afferma dei dogmi, ma è colui che si mette in cammino, coinvolgendo anche altri compagni, e in questo cammino scopre cose nuove e sperimenta nuove relazioni.
Assistiamo al sorgere e all’evolversi di nuove povertà: l’insicurezza del lavoro e della casa, la solitudine e l’emarginazione, il disadattamento legato all’immigrazione, le angosce esistenziali…
Tutto questo chiede ad ogni uomo e donna, ad ogni cittadino, ad ogni istituzione sempre nuovi interventi. Non basta qualche piccolo intervento personale, ma bisogna anche cercare e risanare le condizioni economiche, sociali, politiche dell’ingiustizia e della povertà con gli altri: la fretta di chi non considera la complessità della vita sociale e si limita a gesti occasionali e sporadici di carità. Bisogna evitare certi modi di affrontare i nostri rapporti con il prossimo: la superficialità di chi dà importanza solo agli interventi tecnici, scientifici, legislativi, politici, e trascura l’impegno personale e la promozione di una nuova coscienza civile; la paura di impegnare se stessi, di prendere posizione e di coinvolgerci in progetti concreti di cambiamento.
Cresce il bisogno di prossimità e di rapporti autentici, la voglia di avere amici e di rapporti significativi, ma si nota anche una fragilità crescente delle forme di incontro e di comunione. Spesso le relazioni sono effimere, deludenti e danno luogo al risentimento, alla frustrazione, alla chiusura in se stessi. Ecco perché oggi più che mai c’è bisogno di segni concreti di speranza, con le qualità della concretezza e dell’audacia, capace di investire le proprie capacità e risorse, le idee, le relazioni e i progetti.

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